Nona edizione di “Memorie d’Inciampo a Roma”: 11 nuove Stolpersteine

Dopo le otto edizioni in cui sono state posizionate 261 pietre d’inciampo, per la nona volta l’artista tedesco Gunter Demnig è a Roma per installare 11 Stolpersteine, quelle che noi in Italia chiamiamo Pietre d’inciampo, in memoria delle vittime del nazifascismo.

Questa nona edizione di Memorie d’inciampo a Roma vede interessati ed ha il patrocinio del Municipio Roma I, Municipio II, Municipio V e Municipio XIII, e il sostegno dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania.

L’idea artistica di Gunter Demnig risale al 1993 quando l’artista venne invitato a Colonia per un’installazione sulla deportazione di cittadini rom e sinti da parte dei nazisti. All’obiezione di un’anziana signora secondo la quale a Colonia non avrebbero mai abitato rom, l’artista decise di dedicare tutto il suo lavoro alla ricerca e alla testimonianza dell’esistenza di cittadini scomparsi a seguito delle persecuzioni naziste: ebrei, politici, militari, rom, omosessuali, testimoni di Geova, disabili. Con un segno concreto e tangibile ma discreto e antimonumentale, a conferma che la memoria deve costituire parte integrante della nostra vita quotidiana.
Scelse, dunque, il marciapiede prospiciente la casa in cui avevano vissuto dei deportati e vi installò altrettante “pietre d’inciampo”, dei semplici sampietrini di dimensioni standard (10×10 cm.). La particolarità era la superficie superiore, perché di ottone lucente con sopra incisi: nome e cognome del/lla deportato/a, età, data e luogo di deportazione e, quando nota, data di morte.
Scelse di chiamarle pietre d’inciampo perchè ognuno di noi, passandoci davanti, ci inciampa con il pensiero: l’inciampo, dunque, non è fisico ma visivo e mentale, intrecciando così il presente con la memoria.
Le prime Stolpersteine sono state installate a Colonia nel 1995; da allora questa straordinaria mappa della memoria europea si è estesa sino a includere oltre 50.000 pietre in tantissime città europee che hanno conosciuto l’occupazione nazista. Invitato per la prima volta in Italia nel 2010, Gunter Demnig ha consentito al nostro paese di entrare a far parte di questo grande circuito internazionale della memoria.

Sono i familiari o gli amici della vittima a fare richiesta per porre la “Pietra d’inciampo” davanti l’abitazione che fu teatro della deportazione. Per farlo è attivo presso la Biblioteca della Casa della Memoria e della Storia uno “sportello” (casadellamemoria@bibliotechediroma.it / tel. 06/45460501) curato da Arianna Roccoli ed Elisa Guida.

Chi, invece, vuole documentarsi sulle Stolpersteine e le precedenti edizioni di “Memorie d’inciampo” può consultare il sito web Arte in memoria, che contiene la mappa dei luoghi dove sono stati installati i sampietrini, fotografie, film e testimonianze, testi storici e critici relativi alla deportazione di ebrei, politici e militari, un profilo biografico dell’artista e una vastissima rassegna stampa.

Oggi si è tenuta la nona edizione e noi, per il terzo anno consecutivo, siamo andati ad affacciarci almeno ad un indirizzo: quest’anno siamo rimasti nella zona della nostra sede nel Municipio II e siamo andati a vedere la collocazione di quattro Stolpersteine in Via Padova 90.

Le Pietre d’Inciampo erano per Perla Emma Caviglia e per i suoi tre figli: Rosa, Leo e Italia Zarfati, di 8, 7 e 3 anni. Il nipote, che ha presieduto alla cerimonia, ci ha raccontato che la giovane donna con i tre figlioletti fu portata via di forza dall’abitazione di Via Padova la mattina del 16 ottobre 1943. Nell’androne del condominio, dove ci siamo ad un certo punto riparati dal forte temporale, c’era la portinaia che strappò dalle braccia della donna la bimba più piccola, in modo da salvarla facendo finta che fosse sua figlia. Tuttavia, la piccolina vedendo la madre e i fratelli allontanarsi e salire sulla camionetta, cominciò a piangere, condannando anche se stessa al tragico destino. Moriranno il 23 ottobre 1943 nel campo di sterminio di Auschwitz. Della famiglia si salvò solo il padre Zarfati, che non era in casa al momento del rastrellamento.
Grande la partecipazione alla cerimonia, allietata anche delle giovani voce dei ragazzi di varie scuole del Municipio a cui è stato affidato un progetto didattico incentrato su una ricerca storica sui perseguitati alla cui memoria sono dedicati i sampietrini. Tra i giovani, anche i due membri più piccini della famiglia Zarfati. La commozione è stata grande, come ogni volta che ci capita di presenziare alla collocazione di una Pietra d’inciampo.

amp

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