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Oggi ricorre il 77°anniversario degli Eccidi di #Leonessa.

Il 1 aprile 1944 diverse migliaia di uomini della Wehrmacht e delle SS, coadiuvati da reparti fascisti, diedero inizio a una vasta operazione militare antipartigiana, con l’intento di eliminare la minaccia che la Brigata Gramsci e altre formazioni minori rappresentavano per le linee di rifornimento con il fronte abruzzese e laziale. La zona libera controllata dai partigiani cessò di esistere, e i battaglioni della Gramsci riuscirono a sganciarsi dal nemico solo dopo aspri combattimenti protrattisi per circa una settimana, che misero a forte repentaglio l’organizzazione e la tenuta della Brigata, costringendola ad abbandonare tutti i centri abitati più importanti (Norcia, Cascia, Monteleone di Spoleto, Leonessa).

#Leonessa venne immediatamente occupata dai nazifascisti, che provvidero a incarcerare subito un centinaio di persone, veri o presunti antifascisti. Le stragi ebbero inizio il 2 aprile 1944, con la fucilazione di sei persone nella frazione di Villa Carmine, e culminarono nel 7 aprile 1944, Venerdì Santo, 24 persone vennero prelevate, portate presso il paese e fucilate a sangue freddo: tra di esse, anche il commissario prefettizio Tavani, e il parroco Don Concezio Chiaretti, morto perdonando i suoi assassini.
Alla fine le stragi di Leonessa arrivarono a contare 51 morti fucilati dalle truppe tedesche. Tra questi i due fratelli Marcello e Duilio Favola e il loro cugino Pietro, originari di Leonessa ma sfollati a Roma nel #quartiereSanLorenzo in Via dei Vestini dove è stata posta questa targa.

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