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ARTELUOGHI E EVENTIROMA SACRA

Santa Francesca Romana e visita del Monastero di Tor De Specchi

By 04/03/2024Agosto 20th, 2024No Comments

Il 9 marzo si festeggia Santa Francesca Romana ed è l’unico giorno dell’anno in cui è possibile visitare il Monastero delle Oblate di Tor de Specchi e mirare i suoi splendidi cicli di affreschi sulla vita della Santa.

Nata a Roma agli inizi del 1384 in una casa del rione Parione posta sulla odierna via dell’Anima, e cresciuta negli agi di una nobile e ricca famiglia, coltivò nel suo animo l’ideale della vita monastica, ma non poté sottrarsi alla scelta che per lei avevano fatto i suoi genitori. Il padre, infatti, la obbligò a sposare a soli 12 anni Lorenzo Ponziani, altrettanto ricco e nobile, e a trasferirsi nella sua casa nobiliare a Trastevere. Da quel matrimonio nacquero tre figli, due dei quali le morirono precocemente a causa di un’epidemia.

La Chiesa stava allora attraversando uno dei periodi più tremendi della sua storia. Nel 1378 la duplice elezione di Urbano VI e dell’antipapa Clemente VII aprì il Grande Scisma d’Occidente: per quaranta anni due o anche tre papi si sarebbero contesi il soglio di Pietro.  La ferita istituzionale al supremo vertice della cristianità ebbe conseguenze religiose, ma anche politiche, devastanti per l’Occidente e  per  Roma, che ne era il centro simbolico. Roma era semidistrutta, e il re di Napoli Ladislao di Durazzo la mise ripetutamente a ferro e fuoco durante la guerra tra Papa e antipapi. La famiglia Ponziani lottava in difesa del Pontefice romano e per questo Lorenzo fu gravemente ferito, rimanendo infermo finché visse, il figlio Battista preso in ostaggio, la casa saccheggiata e i beni confiscati. Gli antichi biografi di Francesca sottolineano che essa sopportò sempre con pazienza i dolori, le disgrazie, i rovesci economici e finanziari della sua famiglia.  Ma nelle tribolazioni della santa essi mettono in luce anche le sofferenze di una città intera, oppressa dalla tirannia, divisa, perennemente in crisi per l’assenza di un governo effettivo.  La città era in preda alla carestia e Francesca distribuì ai poveri il frumento dei suoi granai e il vino delle sue cantine e arrivò mendicare per poterli soccorrere; prestava poi assistenza ai malati negli ospedali di S. Cecilia, di S. Spirito, e soprattutto di Santa Maria in Cappella presso casa sua.

Da sempre generosa con tutti, specie i bisognosi, per poter allargare il raggio della sua azione caritativa, il 15 agosto 1425 fondò la congregazione delle Oblate Benedettine di Maria, dette anche Nobili Oblate di Tor de’ Specchi e, oggi, Oblate di Santa Francesca Romana, con nove compagne, tutte esponenti di facoltose famiglie romane, che inizialmente vivevano nella propria famiglia, dedicandosi alla preghiera e alle opere di carità, e nel 1433 si ritirarono nel monastero di Tor de’Specchi, ai piedi del Campidoglio per condurvi vita in comune dedicandosi alla preghiera contemplativa e al lavoro manuale, vivendo da eremite all’interno delle mura urbane, legate da promessa di stabilità e obbedienza, ma senza voti e senza clausura.  Francesca le raggiunse dopo la morte del marito, nel 1436, e assunse il governo della comunità, provvedendo come una madre a tutte le necessità materiali e spirituali delle sue figlie.

Il progetto religioso della santa era rivoluzionario perché conciliava gli ideali monastici con i valori laici: le oblate, infatti, sebbene in clausura, erano a contatto con il mondo esterno per compiere i loro atti di carità in favore dei più bisognosi. Nel Seicento, la comunità arrivò a contare fino a 138 oblate, alcune delle quali appartenevano a nobili famiglie romane come gli Orsini, i Colonna, i Cenci, i Massimi, i Cesi e i Pamphilj.
A Tor de’ Specchi Francesca rimase quattro anni:  stremata dalle veglie, dai digiuni, dalle penitenze incessanti, moriva serenamente la sera del 9 marzo 1440 a palazzo Ponziani, recitando l’Ufficio della Vergine, al cui culto era sempre rimasta devota.

Fu stata canonizzata da papa Paolo V il 29 maggio 1608, diventando la prima santa donna italiana dal tempo di Caterina da Siena, ma anche la prima cittadina della Roma moderna a ottenere gli onori degli altari; quello stesso giorno il Senato, con decisione unanime, la dichiarò patrona di Roma e le impose il nome di “Romana” al posto del cognome Ponziani. Inoltre, poiché in vita aveva avuto il dono di vedere sempre accanto a sé l’angelo custode, nel 1925 Pio XI la designò come patrona degli automobilisti.

I suoi resti mortali sono venerati nella basilica di Santa Maria Nova a Roma, popolarmente detta “di Santa Francesca Romana”, posti in una cripta sotto l’altare maggiore.

Il 9 marzo di ogni anno, il monastero, di stretta clausura, apre al pubblico in occasione della ricorrenza della morte della Santa e dell’antichissimo rito della Benedizione dell’Unguento e delle fettucce per le donne prossime al parto. E’ un’opportunità unica per entrare in questo luogo, per visitare gli ambienti in cui ha vissuto la santa ma soprattutto per ammirare i meravigliosi affreschi quattrocenteschi che decorano l’oratorio. Si tratta di un ciclo narrativo opera di un pittore anonimo, forse appartenente alla bottega di Antoniazzo Romano, e che si compone di 25 affreschi. Ogni affresco, che riporta una didascalia in volgare romanesco dell’epoca, rappresenta un’importante documentazione della lingua dell’epoca e testimonia il rapporto della santa con la città. L’ultimo riporta anche l’anno, il 1468, in cui furono presumibilmente eseguiti tutti gli affreschi. Oltre alla vita della santa, le immagini hanno un alto valore storico perchè testimoniano la vita della città nel Quattrocento. Oltre all’oratorio, si può accedere anche alla vasta sala adiacente del Refettorio, tramite l’ultimo tratto della scala Santa, il quale ha una parete ornata quasi per intero dalle storie delle tentazioni della Santa. Sia la realizzazione della sala che la decorazione della stessa risalgono agli anni immediatamente seguenti la morte della santa. I riquadri sono dieci, disposti su due file, realizzati con la tecnica a fresco con un monocromo dominante verde e sotto tutte le storie,  analogamente alla composizione dell’oratorio, vi è la narrazione della storia in lingua volgare: la santa fugge a demoni terrifici e multiformi mentre l’angelo, presente in tutte le storie secondo l’iconografia ricorrente, l’assiste e l’aiuta a sconfiggerli ed allontanarli.

Si accede al Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana dall’ingresso in via del Teatro di Marcello 32 e l’ingresso sarà possibile nella giornata del 9 marzo dalle ore 9.00 alle ore 18.00 semplicemente mettendosi in fila.

Potete leggere ulteriori informazioni sul sito ufficiale del  Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana.

Gabriella Massa

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