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LUOGHI E EVENTI

Mostra “Abitare le rovine del presente”

Abitare le rovine del presente è la mostra ospitata al MACRO, curata da Giulia Fiocca e Lorenzo Romito (Stalker), che nasce dal progetto del Padiglione Austria alla Biennale di Architettura, Agency for Better Living, curato da Lorenzo Romito insieme a Sabine Pollak e Michael Obrist. Il punto di partenza dell’allestimento veneziano era il confronto diretto tra Vienna e Roma: due città, due modelli urbani quasi opposti, due modi radicalmente diversi di intendere l’abitare. Se Vienna rappresenta un sistema pubblico strutturato, pianificato e orientato al diritto alla casa, Roma emerge come una città frammentata, stratificata, segnata da vuoti e contraddizioni. È proprio da questo scarto che prende forma la riflessione della mostra, che attraversa la città fatta di spazi abbandonati, occupazioni, conflitti urbani e pratiche di riuso. “Abitare le rovine del presente” parla di come si resiste alla crisi abitativa e di come le rovine non siano solo ciò che resta del passato, ma anche, in assenza di una mano pubblica che negli ultimi decenni è scomparsa, territori di possibilità. Un racconto che mette insieme architettura, storia urbana e pratiche dal basso, provando a immaginare altre possibilità di abitare la città.


Roma, una storia di piani e speculazioni
Una parte importante dell’esposizione è costruita attraverso documenti d’archivio, mappe, fotografie e materiali storici. Il percorso racconta l’evoluzione urbanistica, immobiliare e speculativa di Roma, da Capitale del Regno fino ai giorni nostri. Ne emerge una storia fatta di grandi piani, promesse di modernità e continui strappi tra progetto e realtà. Un racconto lungo, complesso, spesso irrisolto.


La casa come questione centrale
Al centro di tutto c’è il tema dell’abitare. La casa non come semplice spazio privato, ma come diritto, come campo di conflitto, come nodo politico e sociale. La mostra mette in evidenza come l’emergenza abitativa non sia un problema recente, ma il risultato di scelte stratificate nel tempo. Roma viene letta come una città dove il bisogno di casa convive con enormi vuoti urbani e patrimoni inutilizzati.


Un archivio di spazi chiusi e occupati
Molto suggestiva la sezione costruita come un vero e proprio archivio: schede stampate su supporti in legno, consultabili come faldoni. Ogni scheda racconta uno spazio chiuso, abbandonato o occupato. Fabbriche, edifici pubblici, aree dismesse diventano voci di un catalogo che restituisce la dimensione materiale dell’abbandono, ma anche delle pratiche di riuso e riappropriazione. A completare il quadro c’è una grande mappa di Roma che visualizza tutti gli spazi mappati: una geografia alternativa della città, lontana dai percorsi ufficiali.


Una sezione inedita: Mercati Generali
Tra i tanti spazi censiti, alcuni vengono messi particolarmente in evidenza, come il Lago della Snia e il Porto Fluviale. Luoghi emblematici di conflitti urbani, pratiche dal basso e nuove forme di abitare. Rispetto all’allestimento veneziano, al MACRO in questa sezione è comparso anche un approfondimento dedicato ai Mercati Generali: uno spazio strategico della città, tornato al centro del dibattito pubblico negli ultimi mesi tra progetti, annunci e polemiche. Qui la mostra si confronta direttamente con l’attualità romana, mostrando come le “rovine del presente” non siano solo il passato che resta, ma anche il futuro che si sta decidendo ora.

Gabriella Massa

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