
Ebbene, il nome corretto è proprio questo: Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, anche se tutti la chiamiamo Mostra del Cinema. E io sono reduce dalla mia seconda mostra. Ci sono stata per la prima volta l’anno scorso, realizzando un sogno che coltivavo da un bel po’ di anni. E l’esperienza è stata talmente entusiasmante che ad aprile di quest’anno avevo già prenotato alloggio e biglietti dei treni per tornarci. Con aspettative più basse, perchè – si sa – la seconda volta non può mai eguagliare gli entusiasmi della prima. E, invece, è stato tutto di nuovo bellissimo, tanto da stare già con la testa a #Venezia82.
Perchè partecipare da spettatrice alla Mostra di Venezia è stata un’esperienza così esaltante te lo spiego tra un po’. Vorrei prima raccontarti la storia di quello che è il festival di cinema più antico del mondo e forse tutt’oggi ancora quello più prestigioso.
Storia della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

La Mostra del Cinema fu realizzata per la prima volta sotto il fascismo dal 6 al 21 agosto 1932. Nasceva come prima Esposizione Internazionale d’Arte Cinematografica nell’ambito della XVIII Biennale di Venezia, su un’idea dell’allora Presidente della Biennale, il Conte Giuseppe Volpi di Misurata, dello scultore Antonio Maraini, Segretario Generale, e di Luciano De Feo, Segretario Generale dell’Istituto internazionale per il cinema educativo, con sede a Roma. Il regime fascista all’epoca diede largo beneplacito all’iniziativa, visto il crescente interesse per il cinema come arma propagandistica e per il prestigio recato da quella che a tutti gli effetti era la prima manifestazione internazionale di quel tipo. L’edizione 1932 si svolse interamente nella terrazza dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia, e pur non essendo ancora una rassegna competitiva, presentò titoli importanti che divennero poi classici della storia del cinema: It happened one night di Frank Capra, Grand Hotel di Edmund Goulding, The Champ di King Vidor, Frankenstein di James Whale, Gli uomini che mascalzoni… di Mario Camerini, A nous la liberté di René Clair. Il primo film proiettato nella storia della Mostra, il 6 agosto 1932, fu Dr. Jekyll and Mr. Hyde di Rouben Mamoulian.
La seconda edizione si svolse dal 1° al 20 agosto 1934 e si trattò della prima rassegna competitiva. Per l’occasione venne istituita la “Coppa Mussolini” per premiare il miglior film straniero e il miglior film italiano. Non esisteva ancora una vera e propria giuria: i premi venivano attribuiti dalla Presidenza della Biennale, sentiti i pareri di esperti e del pubblico, e in accordo con l’Istituto Internazionale per la Cinematografia Educativa, emanazione della Società delle Nazioni, con sede a Roma.
Dal 1935 la Mostra divenne annuale, a sancire il grande successo internazionale della manifestazione. In questa occasione il premio agli attori assunse la denominazione di Coppa Volpi.
Nel frattempo il Lido di Venezia si attrezzava per fornire gli spazi adeguati per la realizzazione della manifestazione: nel 1937 venne inaugurato il nuovo Palazzo del Cinema, su progetto dell’architetto Luigi Quagliata, costruito a tempo di record secondo le tendenze moderniste dell’epoca, e tranne che negli anni dal 1940 al 1948 mai più abbandonato.
Il 1938 fu un anno che risentì degli avvenimenti geopolitici. Vinsero il tedesco Olympia di Leni Riefenstahl e Luciano Serra pilota di Goffredo Alessandrini, entrambi – al di là delle qualità estetiche – espliciti film di propaganda. Fu, inoltre, anche l’ultimo anno in cui alla Mostra fu presente il cinema americano – che oltretutto ottenne un premio per Snow White and the Seven Dwarfs di Walt Disney – che fino a quell’edizione aveva partecipato in maniera quantitativamente e qualitativamente molto elevata.
La Seconda Guerra Mondiale segnò uno spartiacque nella storia della Mostra. Le edizioni avvenute in pieno conflitto – quelle del 1940, 1941 e 1942 – si svolsero lontano dal Lido e videro la partecipazione di pochi paesi, con predominio di quelli dell’Asse, ed in seguito si considerarono nulle, come se non fossero avvenute.
Dopo la pausa bellica, si dovette attendere il 1946 per riprendere con la Mostra, le cui proiezioni, però, si tennero al Cinema San Marco, in quanto il Palazzo del Cinema era stato requisito dagli Alleati. Bisognò attendere il 1949 affinchè la manifestazione tornasse definitivamente al Lido, e in quell’occasione venne istituito il Premio Leone di San Marco per il miglior film, attingendo al simbolo della città lagunare. Nel mentre, nel 1946 Cannes aveva indetto il suo primo festival in primavera, e il festival veneziano venne spostato a settembre.

Negli anni Cinquanta la Mostra conobbe un periodo di espansione internazionale, con l’affermazione anche di nuove cinematografie come quella indiana e quella giapponese, che si fece conoscere in Occidente proprio grazie al Leone d’oro assegnato nel 1951 a Rashômon di Akira Kurosawa.
La Mostra, che negli anni Sessanta continuò ad affermare a livello internazionale il proprio prestigio e a far conoscere al mondo registi e attori italiani, non attraversò indenne il periodo delle contestazioni giovanili. Il Sessantotto creò una frattura drammatica con il passato e anche la Mostra, retta ancora – come d’altronde tutta la Biennale di cui faceva parte – da uno statuto di epoca fascista, subì dure contestazioni. Nel 1968, per effetto della contestazione, si abolì il conferimento dei premi e dal 1969 al 1979 le edizioni furono non competitive.

Nel 1972 l’Anac e l’Aaci organizzarono nel centro storico di Venezia le Giornate del cinema italiano, in aperto contrasto con la Mostra. L’anno successivo il direttore della Mostra Gian Luigi Rondi diede le dimissioni e, poiché lo statuto era ancora fermo in Parlamento, la Mostra saltò, al pari di tutte le altre manifestazioni della Biennale. Gli autori italiani ne approfittarono, così, per organizzare la seconda edizione delle Giornate del cinema italiano. Dal 1974 al 1976, sotto la nuova direzione di Giacomo Gambetti, si tentò la strada di una Mostra “diversa”, con proposte di nuovi film, omaggi, retrospettive, convegni, mantenendo delle proiezioni decentrate a Venezia. Nel 1978 la Mostra nuovamente non ebbe luogo.
Fu l’edizione del 1979 a segnare una svolta e ad avviare il rilancio della Mostra: merito di Carlo Lizzani, direttore dal 1979 al 1982, che gettò le basi per quel recupero di prestigio che avvenne nel decennio successivo. Lizzani ripristinò la vecchia Mostra anche nel nome, chiamandola più sobriamente Mostra Internazionale del Cinema, anziché Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (nome che, invece, ora è tornato); affiancò ai film in concorso retrospettive importanti e sezioni dedicate alla ricerca come “Officina”; convocò quanti più attori di prestigio per farli discutere sul tema “Gli anni Ottanta del cinema”, dando così il via al dibattito sul cinema e le nuove tecnologie, che proprio in quegli anni cominciò a interessare il mondo della celluloide.
I Leoni nel 1980 tornarono alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, che diventò nuovamente competitiva. Il nuovo corso si consolidò nel 1983, sotto la direzione di Gian Luigi Rondi, che rientrò da trionfatore dopo le dimissioni del 1972, e pose le premesse per una maggiore organizzazione della Mostra istituzionalizzando le sezioni. In quel frangente si riprese anche la numerazione.
Avete perso il conto con la numerazione delle Mostre? Beh, a dirvi la verità anche io. Nel 2022 la Mostra, la cui prima edizione si tenne nel 1932, ha compiuto 90 anni, ma era alla 79esima edizione. Mentre quest’anno, nel 2024, siamo arrivati alla 81esima. Se togliamo le prime edizioni che erano ancora biennali, le edizioni mancate della Seconda Guerra Mondiale e quelle della contestazione degli anni Settanta, alla fine i conti tornano, tenendo conto (pardon per il gioco di parole) che negli anni della pandemia la Mostra si è tenuta regolarmente, seppur con tutte le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria.
L’anno scorso ho avuto la fortuna di assistere alla proiezione, in occasione dell’ottantesima edizione, il

documentario La parte del Leone: una storia della Mostra di Baptiste Etchegaray e Giuseppe Bucchi, coproduzione franco-italiana. Il documentario delinea la grande storia della Mostra, ricco di documenti di archivio e di testimonianze inedite che rivelano i momenti clou del festival, i grandi scandali del cinema e quello che rende Venezia unica nel panorama della settima arte, raccontato dalla voce fuori campo di Carla Bruni (a dire la verità un po’ soporifera). Purtroppo non riesco a trovare la versione online, ho trovato solo questo breve estratto.
Le Sezioni della Mostra
La Mostra si propone di favorire la conoscenza e la diffusione del cinema internazionale in tutte le sue forme di arte, spettacolo e industria, in uno spirito di libertà e di dialogo. Ogni anno vengono presentati 140 titoli tra lungometraggi, documentari, cortometraggi e progetti speciali e sono previste otto sezioni, di cui due autonome e parallele.
La prima è la Selezione ufficiale, che ovviamente è la sezione principale della Mostra, in cui possono essere presentati un massimo di 21 lungometraggi in prima mondiale. E’ quella in cui viene consegnato il Leone d’Oro, per intenderci. Poi c’è la sezione Fuori Concorso, in cui vengono presentate alcune opere significative dell’anno, per un massimo di 20 titoli, a cui si aggiungono i film prodotti nell’ambito di Biennale College Cinema. Tra queste, lavori di autori affermati che abbiano già partecipato in precedenza alla Mostra, film nei quali la dimensione spettacolare si accompagna a forme di originalità espressiva o narrativa e documentari.
La terza sezione è Orizzonti, riservata a un massimo di 19 film, dedicata a film rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive del cinema mondiale, con particolare riguardo per gli esordi, gli autori emergenti e non ancora pienamente affermati, le cinematografie minori e meno conosciute, ma anche opere che si misurano con i generi e la produzione corrente con intenti d’innovazione e di originalità creativa. All’interno della sezione Orizzonti è ospitata una selezione competitiva di cortometraggi della durata massima di 20 minuti, scelti in base a criteri di qualità e originalità linguistico-espressiva.
La sezione è stata affiancata da Orizzonti Extra, che non è competitiva ma con possibilità di assegnazione di un Premio del Pubblico, e prevede una selezione di opere senza vincoli di genere, durata e destinazione, purché superiori ai 60 minuti. Possono farne parte film d’autore e di genere, sperimentali e d’artista, serie televisive e produzioni crossover, sino a un massimo di 10 titoli, eventualmente preceduti o accompagnati da incontri e approfondimenti con autori, interpreti e personalità del mondo dell’arte e della cultura.
Poi c’è una sezione che io, con il mio gusto vintage, adoro particolarmente: il Venezia Classici, che ospita in prima mondiale una selezione dei migliori restauri di film classici realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo, impegnate nella conservazione e valorizzazione del patrimonio cinematografico e nella riscoperta di opere del passato trascurate o sottovalutate. Possono essere presentati fino a un massimo di 18 titoli.
Infine, due sezioni che a dirvi la verità non conoscevo: la Venice VR Expanded, che prevede la presentazione on line, in concorso, di un massimo di 30 Progetti Immersivi in Realtà Virtuale in prima mondiale. E, infine, Venice Production Bridge, che presenta un’ampia selezione di progetti in fase avanzata di sviluppo e pre-finanziamento relativi a film, documentari, lavori in Virtual Reality. L’obiettivo è creare opportunità d’incontro e networking per tutte le categorie di professionisti coinvolti nella realizzazione di opere cinematografiche: produttori, finanziatori, distributori, agenti di vendita, fondi d’investimento pubblici e privati, banche, film commissions, broadcasters, piattaforme internet.
Poi vi sono anche delle sezioni autonome e parallele, che seguono i propri regolamenti, come la Settimana Internazionale della Critica (SIC), una rassegna di un massimo di 9 opere prime, autonomamente organizzata da una commissione nominata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI). E come le Giornate degli Autori, la rassegna di un massimo di 12 film autonomamente promossa dall’Associazione Nazionale Autori Cinematografici (ANAC) e dall’Associazione 100 Autori.

Gli spazi della Mostra
La Mostra si tiene al Lido di Venezia tra architetture che si alternano tra le ville liberty e gli edifici pubblici di epoca fascista, proiettando a dir la verità in un’atmosfera d’altri tempi, o quasi sospesa nel tempo, dove passato e modernità si sposano in una dimensione magica, cinematografica.
Il clou della manifestazione è il Palazzo del Cinema, quello che vedete sempre al telegiornale perchè è qui sotto che si stende il red carpet dove sfilano tutte le star del momento tra folle acclamanti e fotografi dietro le transenne. Costruito a tempo di record secondo le tendenze moderniste dell’epoca, venne inaugurato il 10 agosto 1937 per la quinta edizione della Mostra. Il Palazzo del Cinema è composto da una grande hall, dove vi è una sorta di prolungamento del red carpet esterno, e da una sala cinematografica con 1036 posti a sedere denominata Sala Grande, con delle poltrone davvero comode (e a rischio sonno se il film è noioso!).
Nel Palazzo del Cinema sono presenti altre sale cinematografiche: due più piccine, la Sala Pasinetti da 119 posti e la Sala Zorzi da 48 posti, e la Sala Darsena da ben 1.409 posti.
Accanto sorge il Palazzo del Casinò, che sicuramente appare più monumentale e retorico, ma che nelle sue linee lisce e pulite a me piace molto di più, è decisamente il mio edificio preferito. Se non fosse che di fronte ha la spiaggia, sembrerebbe quasi di stare all’Eur. Il Palazzo del Casinò fu progettato dall’Ingegnere Capo del Comune di Venezia Eugenio Miozzi in stile razionalista con influenze dell’architettura di regime degli anni Trena e realizzato in soli 8 mesi nel 1938. Rispetto alla severa facciata di lastre di travertino gli interni del Palazzo presentano ai vari piani ampi spazi decorati con marmi, mosaici e vetri artistici delle migliori vetrerie di Murano destinati a sale da gioco, a sale da pranzo e caffè e all’intrattenimento. Un ampio atrio d’ingresso accoglieva gli ospiti che attraverso lo scalone monumentale e tre ampi ascensori potevano accedere sia al piano superiore, dove erano situate le sale per il gioco, sia alle terrazze. Il Casinò fu chiuso alla fine degli anni Novanta spostandosi nelle due sedi di Venezia e di Mestre, e da allora il Palazzo viene utilizzato dalla Biennale durante la Mostra del Cinema per ospitare principalmente i servizi alla stampa e le proiezioni. Sono varie le sale cinematografiche: la Sala Perla, la Sala Casinò e – quella che ho frequentato più spesso perchè ci fanno le proiezioni dei documentari.

Accanto al Palazzo del Casinò sorge la Sala Giardino, inaugurata nel 2016, ospita 570 posti ed è dotata delle tecnologie più avanzate: sonori Dolby 7.1, possibilità di proiezioni in 3D, e in pellicola e cinema digitale. Rivestita all’interno con pannelli fonoassorbenti e all’esterno isolanti, la struttura dispone inoltre di luci di sala con sistema motorizzato per illuminazione di eventi e delegazioni, sistema di amplificazione e traduzione simultanea. Ma io non ho mai avuto modo di vedere tutto ciò, non sono mai entrata.
E, infine, c’è il PalaBiennale, gigante sala cinematografica da 1.768 posti, dove io sono di casa perchè non riuscendo a prenotare le prime con il cast in Sala Grande nel pomeriggio, mi “accontento” di vedere qui le repliche due ore dopo.
Accanto sorge la Sala Corinto, piccina per le proiezioni dei documentari.
Nel 2011 tutto il percorso che va dall’Hotel Excelsior al Casinò è stato riallestito e riqualificato, incluso il Lion’s Bar con un intervento di design. Nell’ambito della riqualificazione – svolta d’intesa col Comune di Venezia – delle strutture della Mostra che ha visto nel 2011 il restauro della Sala Grande, è stato realizzato un nuovo, più ampio e funzionale foyer del Palazzo del Cinema per l’accoglienza del pubblico.
L’81° Mostra
La 81° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è stata organizzata dalla Biennale di Venezia e, diretta anche quest’anno da Alberto Barbera, si sta svolgendo al Lido di Venezia dal 28 agosto al 7 settembre 2024.
Sono 5 le giurie di questa edizione: Venezia 81, Orizzonti, Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”, Venice Immersive, Venezia Classici. I premi uffciali saranno assegnati sabato 7 settembre 2024 nel corso della Cerimonia di premiazione.
Vi scrivo qui solo i film in concorso per il Leone d’Oro, anche perchè saranno i titoli da monitorare per le prossime uscite in sala:
Ainda estou aqui di Walter Salles (Brasile, Francia)
Ap’rili di Dea K’ulumbegashvili (Georgia, Francia, Italia)
Babygirl di Halina Reijn (Stati Uniti d’America)
The Brutalist di Brady Corbet (Stati Uniti d’America)
Campo di battaglia di Gianni Amelio (Italia)
Diva Futura di Giulia Louise Steigerwalt (Italia)
Harvest di Athīna Rachīl Tsaggarī (Regno Unito, Stati Uniti d’America, Germania, Grecia, Francia)
Iddu – L’ultimo padrino di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza (Italia, Francia)
El jockey di Luis Ortega (Argentina, Spagna, Messico, Danimarca)
Joker: Folie à Deux di Todd Phillips (Stati Uniti d’America)
Jouer avec le feu di Delphine e Muriel Coulin (Francia)
Kjærlighet di Dag Johan Haugerud (Norvegia)
Leurs enfants après eux di Ludovic e Zoran Boukherma (Francia)
Maria di Pablo Larraín (Cile, Italia, Germania)
Mò shì lù di Yeo Siew Hua (Singapore, Taiwan, Francia, Stati Uniti d’America)
The Order di Justin Kurzel (Stati Uniti d’America)
Queer di Luca Guadagnino (Italia, Stati Uniti d’America)
Qīngchūn: Guī di Wang Bing (Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi)
The Room Next Door di Pedro Almodóvar (Spagna)
Trois Amies di Emmanuel Mouret (Francia)
Vermiglio di Maura Delpero (Italia, Francia, Belgio)


Io non sono riuscita vedere tutti i film in concorso. Ma se posso permettermi di suggerire una su tutte, quando uscirà al cinema andatevi a vedere Ainda estour aquì di Walter Salles. Sto scrivendo quest’articolo il giorno prima delle premiazioni, quindi non so se mai vincerà questa pellicola, e suppongo di no (ma magari la Coppa Volpi a Fernanda Torres ci potrebbe scappare) ma è di una potenza narrativa ed emozione che merita di andarlo a vedere in sala.
Ho amato anche un documentario: One to One: John & Yoko, regia di Kevin Macdonald e Sam Rice-Edwards (Regno Unito, Stati Uniti d’America)
Perchè è così entusiasmante partecipare alla Mostra
Cominciamo col dire che ogni esperienza è il risultato di un connubio tra realtà e aspettative, dove le aspettative la fanno da padrone. E in tanti anni in cui ho coltivato il culto per Venezia (più che per altri festival del cinema), mi è sempre arrivata dalla televisione, dai servizi giornalisti, dalle fotografie e dai video, la sua anima glamour: il red carpet, i divi che si mostrano, i giudizi sui loro outfit, i fan che trascorrono ore in attesa dei loro beniamini. Quindi l’anno scorso sono arrivata a Venezia con un certo scetticismo, anche perchè partecipando come semplice spettatrice che aveva comprato dei biglietti per alcune proiezioni mi immaginavo che ci fossero due mondi separati: le star circondate da un’aura di inarrivabilità, e noi comuni mortali relegati dietro le transenne o nelle sale a vedere i film. E, invece, non è assolutamente così: non appena si sbarca al Lido si entra in una dimensione che a me è sembrata di sogno, che, forse contenendo in sè il germe del cinema, ti proietta in qualcosa che è realtà, ma se ne discosta. Già solo le architetture liberty miste a quelle bianche fulgide del fascismo miste al mare che ti lambisce, come già detto, contribuiscono a questa impressione un po’ d’altri tempi. Ma quello che più mi ha colpito ed entusiasmato è l’entrare in un mondo variegato fatto non solo di grandi star, cineasti, addetti ai lavori e starlette, ma anche di giornalisti, intellettuali o semplici appassionati. Un mondo promiscuo, che si confonde senza alcuna barriera, che interagisce, dialoga, si confronta: tante persone diverse, vestite in modo vistosamente diverso, accomunate da un’unica grande passione: il cinema. Si respira cinema ovunque, è qualcosa di inebriante.

Per fare un esempio che cito spesso perchè l’anno scorso mi colpì, e quest’anno sono riuscita a replicare con mia immensa gioia: ho trascorso qualche ora sulla spiaggia dell’Hotel Excelsior, alchè ho deciso di entrare in ciabatte, pantaloncini e borsa da mare nell’hotel dall’ingresso posteriore che appunto affaccia sulla spiaggia. Sono entrata indisturbata e mi sono ritrovata in mezzo a pallettes, abiti da sera, fotografi, interviste. Ho guardato la mostra che qui era esposta e ho curiosato per riconoscere qualche divo e soprattutto ammirare le decorazioni magnifiche dell’albergo, e poi sono uscita tranquillamente dall’ingresso principale.
Un altro esempio? Io pensavo ci fossero le proiezioni di serie B e quelle con il cast: invece non è così, basta avere un po’ di determinazione e si può benissimo comprare un biglietto in cui ti trovi a poche poltrone di distanza dagli attori e dal regista di quel film. In quei momenti penso anche all’emozione che devono provare loro durante la proiezione della prima davanti al grande pubblico, ai loro timori e ansie, che spesso si sciolgono nell’applauso e standing ovation finale.

Premiazione con il Leone d’Oro alla Carriera a Tony Leung Chiu-wai
Immergersi nel mondo del cinema, che sia quello scintillante degli attori e dei divi acclamati, o quello delle sale cinematografiche dove guardi anche 4 o 5 film in una giornata e poi chiacchieri con la persona accanto al bar o in fila confrontandoti, commentando, beh questo è il valore per me della partecipazione alla Mostra del Cinema. Per chi ama il cinema è un’esperienza arricchente, entusiasmante appunto, piena di fermento, e per un po’ di giorni sembra di stare in una bolla lontana dalla realtà ma allo stesso tempo al centro del mondo.
Poi si possono fare le esperienze più variegate: puoi spararti sei proiezioni in un giorno, puoi trascorrere (io no!) ore sotto il sole o la pioggia per avere un fotografo, puoi farti un bagnetto rinfrescante, puoi sederti al bar o nei prati a chiacchierare, scrivere il tuo ultimo articolo, attendere che passi qualcuno di famoso, o atteggiarti tu stesso a vip con uno spritz in mano al Campari lounge.

Io ogni giorno devo passare davanti ad uno dei miei angolini preferiti: la bacheca del premio Coppa Codacons Ridateci i soldi. L’iniziativa “Ridateci i soldi” è realizzata ogni anno dal Codacons e gestita da Gianni Ippoliti, con migliaia di messaggi lasciati dagli spettatori su una bacheca all’interno dell’area della Mostra: un esercizio di democrazia trasversale dove trova posto l’ironia, l’intelligenza e il sarcasmo, a dimostrazione che la critica cinematografica non è riservata ai giornalisti di settore ma è un diritto che spetta a tutti gli spettatori. La prestigiosa Coppa Codacons, che è una scultura in legno realizzata dal maestro romano Ferdinando Codognotto, alla presenza del direttore della Mostra Alberto Barbera, del presidente Codacons Carlo Rienzi, e di Gianni Ippoliti.
Un po’ di informazioni logistiche
Ti è venuta voglia di partecipare alla prossima Mostra del Cinema? Allora ti sarà utile qualche mio suggerimento.
Prenotazioni: ti consiglio di prenotare i biglietti del treno, ma soprattutto l’alloggio, con molto anticipo, il prima possibile. Ad esempio con i miei amici ormai prenotiamo ad aprile, ma in molti hanno prenotato già ora per il prossimo agosto. La Mostra normalmente si tiene dall’ultimo mercoledì di agosto per dieci giorni.
Alloggio: l’ideale sarebbe alloggiare al Lido di Venezia, ovviamente. Ma ancora più ovviamente gli alloggi là hanno un costo non accessibile, quindi meglio ripiegare su Venezia, visto che i servizi di collegamento funzionano abbastanza bene. Io consiglio di cercare alloggio nei pressi dell’imbarco San Marco – Zaccaria perchè è l’attracco più vicino al Lido e quello servito anche dai traghetti notturni.
Trasporti: I servizi dei traghetti continui (anche se spesso si formano lunghe file) e continuano per tutta la notte (il servizio termina alle 2.00 ma poi ci sono i traghetti notturni), quindi anche se riuscite ad imbucarvi ad una fantastica festa non rischiate di rimanere bloccati sull’isola. Io consiglio di cercare alloggio nei pressi dell’imbarco San Marco – Zaccaria perchè è l’attracco più vicino al Lido e quello servito anche dai traghetti notturni
Biglietti delle proiezioni: purtroppo il programma esce a metà agosto e, circa tre giorni dopo la sua uscita in un determinato giorno ad una determinata ora (normalmente a ridosso di Ferragosto alle 15.00 mentre probabilmente siete su una spiaggia, su un sentiero di montagna o dall’altra parte del mondo) c’è la corsa al clic per battere sul tempo le altre migliaia di persone interessate. Il mio consiglio è di farvi uno schema di base scritto sulle proiezioni da prenotare, per non farvi prendere dal panico e per non cominciare a cliccare a caso su centinaia di titoli. Puntate subito alle prime con il cast in Sala Grande, quasi impossibile trovarle. Se, appunto, non ci riuscite, ripiegare sulla replica che fanno due ore dopo in Palabiennale. Là io sono sempre riuscita a prenotare e pur di una prima si tratta, seppur senza cast. Se non riuscite a prenotare la pellicola alla quale siete interessati, aprono degli slot di vendite nelle settimane successive e ci sono sempre le compravendite online o in loco (sempre corrette, mai col sovrapprezzo).
Proiezioni: i film vengono proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano e in inglese.
Outfit: non è richiesto nessun outfit particolare, al massimo suggerirei solo per la Sala Grande un abbigliamento consono all’importanza dell’evento e meno scaciato. Quello che sicuramente dovrete tenere in borsa è un maglione (anche una sciarpetta) perché nelle sale l’aria condizionata è intollerabile, e un costume da bagno perché un tuffetto ogni tanto ci può stare e l’acqua non è male (e lo dice una che viene dal mare di Capri!). Se dovete cambiarvi ho letto che il massimo è il bagno dell’Hotel Excelsior, ma io non sono mai stata e spero non venga denunciata per questa soffiata. C’è anche un comodissimo deposito bagagli gratuito!
Alimentarsi: l’area della Mostra è piena di chioschetti e bar che vi garantiscono la sopravvivenza tra una proiezione e l’altra. Certo i prezzi non sono popolari (ma neanche esagerati), la qualità non è sempre top e le file sono lunghe, ma come esperienza non è terribile. Al massimo vi portate il panino da casa e vi spiaggiate su un prato o in riva al mare. Io però consiglio di fare un passaggio al Lion’s Café: le file sono lunghe, trovare un tavolino libero è impresa ardua e, quando lo troverete, vi accorgerete di quanto il servizio è lento, ma su quella terrazza passano tutti e avrete una posizione privilegiata sul red carpet.
Ti è rimasto qualche dubbio? Scrivimi qui sui commenti, saró felice di risponderti e magari ci si becca l’anno prossimo a Venezia!
Bibliografia
Gian Piero Brunetta, La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 1932-2022, Venezia, La Biennale di Venezia/Marsilio, 2022,
Storia della Mostra dal 1932 ad oggi, su labiennale.org.
La Mostra com’era: 1932 – 1982













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