Skip to main content
LUOGHI E EVENTI

Ecomuseo del Litorale Romano

By 14/09/2024Settembre 17th, 2024No Comments

Lo scorso weekend ho partecipato ad una Scuola di Storia Orale e Public History ad Ostia e ho scoperto un museo di cui non avevo mai sentito parlare: l’Ecomuseo del Litorale Romano.

Siccome chiedendo in giro mi sono resa conto che lo conoscono in pochi, oggi vi parlo di questo piccolo museo ma portatore di una grande e affascinante storia, quella della bonifica del Litorale Romano.

L’Ecomuseo del Litorale Romano, ora Polo Ostiense intitolato ad una dei suoi fondatori Maria Pia Melandri, è stato inaugurato nel 1994 presso l’Impianto Idrovoro di Ostia Antica, ed è dedicato ai temi delle bonifiche e delle grandi trasformazioni fisiche e antropiche del territorio alle foci del Tevere. E non bisogna pensare che sia un semplice museo: come vedremo, è anche spazio di fruizione pubblica, luogo di costruzione di memoria e di identità e laboratorio di ricerca.

Il Polo Ostiense è stato realizzato con il concorso dell’Assessorato Opere e Reti e dell’Assessorato Cultura della Regione Lazio e del Consorzio di Bonifica Tevere Agro Romano, e dal 1997  è una entità riconosciuta di pubblico interesse dalla Regione Lazio e inserito nella Organizzazione Museale Regionale, programma DEMOS, musei demoetnoantropologici.


Il Litorale Romano

Il Litorale Romano è la porzione di territorio laziale posta a sud-ovest di Roma e interessata dalla Foce del Fiume Tevere. L’area geografica si estende dalle alture di Acilia e Ponte Galeria verso le sponde del Mare Tirreno e si estende tra le estremità di Capocotta a sud e Passoscuro a nord comprendendo le zone di Castelporziano, Castelfusano, Ostia, Isola sacra, Fiumicino, Maccarese, Torrimpietra.

Mappa del Litorale Romano ospitata all’interno dell’Ecomuseo del Litorale Romano

Il Litorale Romano presenta eccezionali caratteri di interesse sia dal punto di vista morfologico-ambientale che archeologico e storico-antropologico. E nonostante l’urbanizzazione e le cementificazione, vaste zone conservano ancora oggi elementi naturalistici originali: i residui dunali dell’antica laguna, le specie faunistiche e vegetali, la macchia, i boschi, le pinete e le aree agricole.

Inoltre, all’interno di questo territorio si conservano testimonianze archeologiche di grande rilevanza: dagli Scavi di Ostia Antica all’imponente Complesso Portuale di Claudio e Traiano, dai reperti sommersi nella Zona Laurentina alla Necropoli dell’Isola Sacra.

Dal punto di vista storico si segnalano Chiese ed Episcopi fra i più antichi della cristianità. Tracce degli avamposti militari d’epoca medievale e rinascimentale sono evidenti nella Rocca e nel Borgo di Ostia Antica oltre che nei castelli e nelle torri costiere sparse lungo il litorale. Infine, si rilevano anche interessanti elementi di architettura moderna  si ritrovano al Lido di Ostia e nel Borgo di Fiumicino.

Questo territorio ha mutato tantissimo il suo aspetto a partire dalla fine del secolo XIX in seguito alla bonifica degli stagni e delle paludi litoranee: un’impresa idraulica che ha segnato la storia di Roma Capitale e che ha determinato un fenomeno immigratorio di grande interesse antropologico. E’ su questa storia su cui mi voglio soffermare oggi, parlando dell’Ecomuseo del Litorale Romano.


La bonifica del Litorale Romano

Abituati a pensare ad Ostia, a Fregene ed al Litorale di Maccarese sino a Passoscuro come una meta naturale ed alla portata di tutti per trascorrere qualche ora al mare, facciamo fatica ad immaginare lo stato di questi luoghi prima delle bonifiche. E, invece, questa zona era tutta palude: a partire dall’incuria e da fenomeni naturali a partire dalla caduta dell’Impero Romano, infatti, l’intera zona intorno alla foce del Tevere si è trasformata prima in laguna e poi in palude. Con la proliferazione, via via che le paludi si estendevano, di una variante locale e molto prolifera della zanzara Anopheles, il principale vettore della malaria scoperto dal medico ed entomologo lombardo Giovan Battista Grassi proprio nei suoi studi romani della fine del 1800, l’area si trasformò in un luogo malsano e inospitale in cui vivevano stabilmente pochissime persone e vi lavoravano solo i più disperati tra i braccianti che si offrivano a giornata a Piazza Montanara.

Gli effetti di questi fenomeni si avvertirono sino a Roma rendendo inospitale e malsana tutta la zona latistante il fiume sino alla Basilica di San Paolo fuori le mura. Pochi e mal gestiti furono i tentativi di risanamento durante il governo pontificio, rivelatisi semplici palliativi, il più importante dei quali fu la piantumazione di un fitto bosco di pini lungo tutto il litorale, da Castel Fusano all’odierna Fregene, creando quella pinete monumentali che ancora sono elemento caratterizzante della costa laziale ai due lati della foce del Tevere.

Solo con Roma Capitale del nuovo Regno d’Italia si ipotizzò un monumentale processo di bonifica, ed il primo a spingere per la bonifica del litorale laziale fu sempre lui, l’onnipresente Giuseppe Garibaldi.

Carta della situazione della malaria del 1862. Ecomuseo del Litorale Romano

Ma a chi affidare un’opera tanto imponente? L’occasione la fornì la situazione che alla fine dell’Ottocento si era verificata in Romagna, nella zona del delta del Po un tempo parte dello Stato Pontificio. I contadini romagnoli, avvezzi a bonificare manualmente le loro terre da strappare alle paludi, non avevano abbastanza terra per sfamare tutti e l’insensibilità dei latifondisti di fronte alle loro richieste di condizioni migliori li avevano spinti a politicizzarsi. Nel 1883 si era costituita a Ravenna un’associazione di operai e braccianti che aveva come leader il socialista Nullo Baldini, aveva dato prova di abilità e organizzazione nella bonifica nella pineta di Ravenna e che vide nel subappalto della bonifica del Litorale Romano un’occasione di riscatto e di autogestione. Nel novembre del 1884 partirono da Ravenna, salutati dalla banda cittadina, 500 uomini e 50 donne tra i 18 ed i 30 anni divisi in 10 squadre.

Arrivati a Roma il 25 del mese sotto una pioggia battente,  furono fatti proseguire per Fiumicino dove furono ricoverati in alloggi di fortuna ricavati dalle rare costruzioni ormai fatiscenti della zona e nel Castello di Giulio II.

Dispaccio del 26 novembre 1884 che comunica l’arrivo dei Ravennati

Resistendo alle condizioni proibitive e alla malaria, i Ravennati, divisi tra sterratori e scariolanti, dopo sette lunghi anni sconfissero a forza di braccia – visto che le prime idrovore arrivarono solo nel 1889 – la palude ostiense guadagnandosi stima e rispetto. I primi effetti della bonifica di Ostia Antica consentirono ai Ravennati di farsi raggiungere dalle loro famiglie e di formarne di nuove senza perdere la loro identità costituendo, a tutti gli effetti, una piccola enclave romagnola sulla costa laziale che arrivò a battere una moneta tutta sua, inizialmente solo per la circolazione nell’ambito della colonia, ma poi accettata anche a Roma.

Di quelle fatiche sono rimasti nel borgo di Ostia Antica un bassorilievo dedicato agli scariolanti e la lapide monumentale «Pane e Lavoro» posta nel 1904 in prossimità di uno dei casali di caccia in cui era stata aperta una piccola trattoria di cucina tipicamente romagnola a servizio dei braccianti, diventata di moda nel secondo dopoguerra col nome di «Ristorante al Monumento» quando iniziò ad essere frequentata da personalità e star cinematografiche, primo fra tutti Federico Fellini. E così nella cucina ostiense entrarono i tortellini, il bollito alla romagnola, la lingua in salmì.

La bonifica restituì a Roma quel prezioso gioiello archeologico che è il borgo di Ostia Antica e tutta la costa a sud di Fiumicino nella quale tra la fine degli anni Venti e la Seconda Guerra Mondiale, in cui si sviluppò il nucleo iniziale del Lido di Ostia e la pratica dei bagni a mare.

La toponomastica del borgo di Ostia Antica e del Lido di Ostia ricorda la presenza dei ravennati e della loro impresa

Il lavoro dei Ravennati fu immane, e molti di loro morirono di stenti e di malaria. Furono realizzati 94 km di canali ed un impianto idrovoro, tutt’oggi in funzione dove è ospitato anche l’Ecomuseo del Litorale Romano.

L’opera si concluse nel 1891 ma, malgrado gli sforzi dei ravennati, la bonifica del Litorale Romano non fu completata: mancava, infatti, tutta la zona nord a partire da Fiumicino sino a Passoscuro.

Il parziale fallimento era dovuto principalmente alla mancata trasformazione fondiaria: i latifondisti, infatti, non erano affatto interessati a sostenere le elevate spese di manutenzione delle opere di bonifica poiché gli acquitrini erano l’ambiente più idoneo all’allevamento delle loro mandrie di bufali.

Qui parte un’altra storia, quella della bonifica di Maccarese. Al fine di realizzare la necessaria trasformazione fondiaria, nel 1925 viene fondata da parte della Società Generale per le imprese di bonifica e irrigazione, gestita da importanti istituti finanziari, la Maccarese Società Anonima di Bonifiche (SAB), costituita dalla SGIBI – Società di bonifiche e irrigazione partecipata dalle principali banche nazionali, che nell’aprile 1925 entrò in possesso della tenuta, acquistando oltre 4.500 ettari di territorio in gran parte coperto da palude. Se la bonifica ostiense dei ravennati era improntata al cooperativismo quella che s’incentrò su Maccarese fu un tentativo di speculazione agraria condotto dal regime fascista nel periodo dal 1925 al 1936: lo scopo delle concessioni era quello di bonificare, valorizzare e rivendere i terreni a prezzo maggiorato grazie alle notevoli migliorie apportate e alle infrastrutture realizzate remunerando nel frattempo, con la produzione agricola per il mercato di Roma, il capitale impiegato. Anche se non mancò il condizionamento del regime, seppure meno pressante rispetto alla contemporanea bonifica pontina, la bonifica di Maccarese e di tutta la zona nord si caratterizzò soprattutto per la sua pianificazione agricola. A seconda della natura dei terreni, infatti, se ne decise la destinazione: cereali, foraggi e ortaggi per le zone irrigue, vigneti per quelle collinari e sabbiose.

Inoltre, mentre i ravennati si erano trovati ad operare in un deserto di paludi, per i nuovi coloni, che provenivano dalle regioni povere del Nord, dal Veneto in particolare, furono previste, oltre a 35 micro aziende agricole poste a distanza regolare, un centro civile a ridosso del Castello di San Giorgio, provvisto di ospedale, parrocchia, scuola, ufficio postale, negozi e officine ed uno industriale adiacente la stazione comprendente un silos per i cereali, la centrale per la raccolta del latte, una cantina per il vino, un magazzino per le macchine agricole e una stalla per l’esposizione e la vendita del bestiame.

Se dal punto di vista imprenditoriale la bonifica, anche per la congiuntura internazionale, non ebbe i risultati sperati, che costrinsero prima l’intervento dell’IRI e poi, alla fine del ‘900 la vendita ai privati, sotto il profilo agricolo fu un successo e Roma poté godere di un costante approvvigionamento di derrate da una zona in precedenza degradata.

Un’ultima differenza tra le due opere di bonifica e tra i loro realizzatori: i Ravennati di Ostia Antica, anche grazie all’area archeologica che con la bonifica fu finalmente portata alla luce e grazie all’edificazione del Lido di Ostia, si aprirono ai romani , mentre i veneti di Maccarese rimasero a lungo una comunità chiusa. Questi coloni, infatti, all’epoca attraversavano un periodo di grandissima povertà e si creò una vita sociale interna all’azienda che per molti anni fu completamente separata dal circondario.


L’Ecomuseo del Litorale Romano

Proprio all’interno di un complesso della bonifica, le Idrovore di Ostia Antica, è stato allestito l’Ecomuseo del Litorale Romano, che comprende due percorsi complementari e integrati dal punto di vista museografico e ambientale.

Il primo percorso, che si svolge in esterno, incontra i luoghi di maggior interesse dell’area della bonifica ostiense: i canali di acque basse e alte, la grande vasca di raccolta delle acque basse, gli impianti delle idrovore antiche e moderne. Nel fabbricato principale dell’impianto, la cui costruzione risale al 1884, è possibile ammirare la sala macchine pressoché nelle condizioni originarie, che conserva, tuttora funzionanti, le prime pompe di sollevamento idraulico. Nell’area giardino sono esposti i modelli in scala reale delle capanne dell’agro e alcuni attrezzi d’uso agricolo.

Canale di bonifica all’interno delle Idrovore di Ostia Antica

Il secondo percorso, all’interno della struttura museale, è articolato in varie sezioni che rappresentano diversi temi e momenti connessi con le bonifiche e le trasformazioni fisiche e antropiche del territorio: l’agro litoraneo prima del secolo XIX; la situazione igienico sanitaria della campagna e la legislazione per il risanamento della capitale; le scoperte sui modi di trasmissione della malaria e la lotta antimalarica; la nascita della cooperazione bracciantile nel ravennate; l’impresa di bonifica del litorale romano; la nascita e lo sviluppo degli insediamenti contemporanei. Nelle sale vengono presentati documenti fotografici d’epoca; memorie e reperti; oggetti d’uso domestico e attrezzi di lavoro originali; testimonianze, canzoni, suoni e testimonianze in registrazioni video e audio di protagonisti e possessori di memorie di vita dell’ultimo secolo; set ricostruttivi e modelli plastici in scala dell’area della bonifica.

La speciale Sala Spazio/Tempo realizzata con tecnologie avanzate, consente al visitatore di orientarsi nello spazio del litorale e di rivivere le trasformazioni fisiche del territorio negli ultimi 20.000 anni di storia, attraverso immagini reali e virtuali , schemi e diagrammi, reperti, plastici e computer animation.

Nella Sala Visioni, dove si svolgono conferenze, incontri, dibattiti, presentazioni e programmi didattici, vengono proiettati i film documentari sulla storia del territorio prodotti in esclusiva per l’Ecomuseo. Il visitatore può scegliere in catalogo l’opera che maggiormente lo interessa e ha la possibilità di vederla nella modalità che preferisce, su grande schermo o su monitor.

L’Ecomuseo, che si trova in Via del Fosso di Dragoncello 172,  è visitabile su prenotazione. Le giornate disponibili per la visita sono: dal lunedì alla domenica. Orari: 10,00 – 13,00 e 15,00 – 18,00.

A questo museo, che viene definito Polo Ostiense, è stato aggiunto il Polo Ecomuseale di Maccarese, all’interno del Castello di Maccarese, dedicato alla storia della campagna romana verso il mare e in particolare alle vicende legate al lavoro delle genti per la redenzione del territorio e il suo utilizzo agricolo nel corso degli ultimi due secoli. Il Polo di Maccarese prosegue quindi il programma di ecomusealizzazione del Litorale Romano progettato dalla Cooperativa di Ricerca sul Territorio per restituire a questo territorio, per molto tempo dimenticato, gli elementi essenziali della sua trasformazione fisica e antropica nel corso dei secoli. Nel Polo sono esposti documenti, carte, immagini, fotografie, film, modelli, oggetti, attrezzi, in gran parte provenienti dagli archivi di famiglia. Un documentario sulla storia dell’immigrazione avvenuta negli anni 20 e 30 del ‘900 per la nascita dell’azienda agricola Maccarese, è in proiezione continua in una delle sale del museo.

Il Polo di Maccarese è situato nel Castello S.Giorgio a Maccarese, in Piazza della Pace, e è aperto per le visite nei giorni di giovedì dalle ore 17,00 alle ore 19,30 e sabato dalle ore 10,30 alle ore 13,00, sempre su prenotazione. L’ingresso e la visita guidata sono a offerta libera.

Se pianificate una visita di questi due poli museali, informatevi prima sugli orari e le modalità di prenotazione sul loro sito ufficiale: https://www.crtecomuseo.it/


CRT Cooperativa Ricerca sul Territorio

Il Museo è privato ed è frutto dell’iniziativa della CRT Cooperativa Ricerca sul Territorio, un organismo privato fondato ad Ostia Antica nel 1978 con lo scopo di promuovere il recupero, lo studio, l’archiviazione e la valorizzazione del patrimonio storico-antropologico del Litorale Romano.

Il gruppo di ricercatori che ha dato vita alla CRT ha impiegato fin dagli inizi metodologie di ricerca interdisciplinari e tecniche multimediali di rilevamento, che hanno consentito di raggiungere notevoli risultati scientifici e di ricostruire in modo originale e sistematico i caratteri e le identità del territorio alle foci del Tevere.

Il lavoro svolto sino ad oggi ha prodotto una considerevole mole di materiali documentari, attività culturali, strutture archivistiche ed altro che, nell’insieme, costituiscono un ragguardevole patrimonio sotto il profilo della conoscenza storica e ambientale del territorio.

I documenti prodotti nel corso degli studi hanno consentito la creazione di quattro archivi e una biblioteca che contengono l’intero patrimonio documentario derivante dalle ricerche.
1)    Centro di Documentazione. Conserva i documenti cartacei e la cartografia del territorio
2)    Archivio della Cultura materiale. Conserva gli oggetti di uso domestico e gli attrezzi di lavoro della tradizione e i materiali provenienti dagli archivi di famiglia.
3)    Archivio fotografico. Conserva immagini fisse su vari supporti fotografici chimico fisici e magnetici.
4)    Archivio Audiovisivo e multimediale. Conserva film su supporto cinematografico e video analogico e digitale
5)    Biblioteca. Con volumi a stampa, dattiloscritti o manoscritti raccolti o acquisiti nel corso delle ricerche.

Gli archivi della CRT non sono disponibili per la pubblica consultazione. Sono utilizzati dai soci della cooperativa per la realizzazione di prodotti culturali previsti dai programmi in progressiva attuazione. Le produzioni (libri, film audiovisivi e altro) sono consultabili o acquistabili presso la sede dell’Ecomuseo del Litorale Romano (vedi capitolo: Produzioni).

Dalla fine degli anni Ottanta, la CRT si è dedicata alla progettazione e alla realizzazione dell’Ecomuseo del Litorale Romano, che poi è stato inaugurato nel 1994.

La Cooperativa CRT non si dedica solo ad attività di studio e ricerca, ma ha sviluppato una serie di attività volte alla diffusione della storia del territorio presso i residenti insieme a programmi finalizzati a sviluppare il senso comunitario dei cittadini. Fin dall’ inizio, visite guidate sul territorio secondo percorsi appositamente studiati, programmi di ricerca e di studio atti a coinvolgere le scuole di ogni ordine e grado e coinvolgimento di realtà sociali nelle ricerche, sono stati elementi propositivi finalizzati all’appropriazione culturale del territorio da parte della comunità residente.
La CRT ha realizzato un consistente numero di iniziative culturali aperte a tutti: manifestazioni pubbliche di vario tipo, convegni, presentazioni, proiezioni, mostre documentarie, programmi di didattica sociale e scolastica. Da ricordare soprattutto le manifestazioni celebrative del 1° Centenario della Bonifica del Litorale Romano nel 1984 al termine della ricerca sui braccianti romagnoli, hanno costituito un evento culturale significativo e tra i più rilevanti dell’epoca contemporanea per il litorale. A partire da quell’evento, la CRT ha costruito un appuntamento annuale significativamente intitolato Il Litorale incontra la sua Storia. La manifestazione, che si svolge alla fine del mese di novembre in occasione dell’anniversario dell’arrivo dei braccianti romagnoli ad Ostia e a Fiumicino, offre alla popolazione residente, ai visitatori, agli studiosi, agli appassionati, alle scuole, un complesso di attività di varia natura e durata.

Quest’anno si celebreranno i 140 anni della bonifica e noi siamo in attesa del programma della manifestazione. Ci si vede a novembre Ostia Antica!

Gabriella Massa

Author Gabriella Massa

More posts by Gabriella Massa

Leave a Reply