
Il 28 settembre 1924 nasceva uno dei più grandi interpreti della storia del cinema, Marcello Mastroianni. Il “Marcello” che in una sorta di confidenza amichevole siamo abituati ad appellare, mentre nelle nostre orecchie risuona la voce suadente di Anita Ekberg tra gli scrosci d’acqua della Fontana di Trevi.
«Marcello come here»….e Marcello entrava così nell’immaginario collettivo mondiale. E nell’Olimpo delle star, tanto da meritarsi nel 1962 il titolo di “divo straniero più famoso ad Hollywood” secondo Time. Attore italiano più premiato di tutti i tempi, ha vinto 2 Palme d’Oro a Cannes, 2 Golden Globe e 8 David di Donatello. Al Festival di Venezia, ha ottenuto 2 Coppe Volpi e, nel 1990, è stato insignito del Leone d’Oro alla carriera. Mastroianni è stato anche candidato tre volte agli Oscar come miglior attore protagonista per Divorzio all’italiana nel 1963, per Una giornata particolare nel 1978 e per Oci Ciornie nel 1988.
Mastroianni è quasi una figura paradossale: nel paese dei mostri sacri e degli istrioni, è diventato la presenza più carismatica, il divo più internazionale, coltivando uno stile nell’ombra, senza eccessi, con una certa inflessione interiore. Rendendolo inconfondibile. Come disse Monicelli: «la sua silhouette così discreta, senza parole inutili, così autoironica, ha portato nel mondo intero un’idea della nostra civiltà, della nostra cultura, che ben pochi altri hanno saputo offrire con la stessa eleganza.»
Icona di stile ed eleganza non strombazzata, sommessa, quasi pudica, con un velo di malinconia sul fondo, che si mescolava all’ironia ed autoironia, divo suo malgrado emanava un fascino irripetibile che ha superato la prova del tempo e che ancora lo proiettano come simbolo della bellezza maschile. Anche se mal sopportava l’etichetta di maschio italiano, di latin lover che, grazie ad alcune sue interpretazioni, gli si incollò. Un’etichetta che combattè per tutta la vita, imbruttendosi, interpretando la parte di un impotente, poi un cornuto, di un omosessuale, di un uomo incinto.
Mastroianni ha dimostrato di essere un interprete versatile. Nel corso della sua lunghissima carriera, ha sempre dimostrato di saper passare con grande disinvoltura tra vari generi e interpretare i personaggi più disparati dimostrando sempre grande duttilità. Una delle sue grandi doti era saper entrare nei panni del personaggio attraverso la sua psicologia, senza forzature, con una sorta di pudore e di rispetto. Federico Fellini, che lo scelse come suo alter ego su pellicola, apprezzava in Mastroianni proprio la sua confidenza, la sua capacità di affidarsi totalmente a chi lo dirige, che ha permesso le operazioni più rischiose e complesse.
Il suo marchio era una sorta di proverbiale pigrizia, di indolenza tutta italiana elevata a concezione di vita e che gli permetteva probabilmente di aderire al personaggio guardandolo un po’ dal di fuori, con una certa dose di distacco. Ma poi si può chiamare pigro un attore che ha recitato in 156 film e partecipato a più di venti produzioni teatrali?
Biografia
«Ho un po’ il rimpianto di ciò che avrei amato essere: un architetto. Chissà se sarei stato bravo. Un architetto realizza delle cose solide, che rimangono. Ma del mio mestiere cosa rimane?». Così Marcello Mastroianni parlava della sua carriera, con l’umiltà di fondo che lo caratterizzava e che non gli permetteva di scrutare la sua immortalità.
Ma come nasce la carriera attoriale di Mastroianni?
Marcello Domenico Vincenzo Mastrojanni nasceva a Fontana Liri, centro della provincia di Terra di Lavoro, ma aggregato nel 1927 alla neocostituita provincia di Frosinone, Nasceva il 26 settembre 1924, ma venne registrato all’anagrafe come nato il 28. Poco tempo dopo la sua nascita, la famiglia si trasferì prima a Torino, dove nel 1929 nacque il fratello Ruggero, ed in seguito, nel 1933, definitivamente a Roma, presso il quartiere San Giovanni.

Debuttò all’età di 15 anni, come comparsa in Marionette di Carmine Gallone, poi ne La corona di ferro di Alessandro Blasetti, in Una storia d’amore di Mario Camerini, e ne I bambini ci guardano di Vittorio De Sica. Nonostante queste prime prove, questo percorso subì un arresto anche a causa della guerra. Dopo aver conseguito nel 1943 il diploma di perito edile presso l’Istituto tecnico industriale statale Galileo Galilei, lavorò come disegnatore tecnico, prima per il comune di Roma, poi per quello di Firenze all’Istituto Geografico Militare, che dopo l’armistizio di Cassibile viene assorbito dall’Organizzazione Todt. A causa della fusione, Mastroianni si trasferì a Dobbiaco, da dove, in vista di un suo ulteriore trasferimento in Germania, fuggì con il collega e amico Remo Brindisi.

Nel 1945, terminata la guerra, cominciò a prendere le prime lezioni di recitazione e a tentare nuovamente la carriera cinematografica. Fu in questo periodo che condivise le sue aspirazioni di attore con una giovane ancora sconosciuta, Silvana Mangano, con la quale frequentava un corso di recitazione.
Interprete sobrio e versatile, recitò al centro teatrale universitario di Roma, dove conobbe una Giulietta Masina non ancora sposata con Fellini, prima di farsi notare da Luchino Visconti, il regista che modernizzò in quegli anni il teatro italiano, che gli offrì il suo primo ruolo da professionista in Rosalinda o Come vi piace di Shakespeare, e poi in Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams in cui si trovò a recitare accanto a Vittorio Gassman.

Marcello Mastroianni e Giulietta Masina
Il primo ruolo nel cinema fu, invece, nel 1948 nel film I miserabili di Riccardo Freda accanto a Gino Cervi: un primo piano e una scena di pochi secondi in cui cade a terra sotto i colpi di un plotone, ma tanto basta per avviare la sua carriera cinematografica.
Con Sophia Loren costituì una coppia riuscitissima, ora comica ora drammatica, a cominciare di Peccato che sia una canaglia (1954) di Alessandro Blasetti. Erano praticamente all’inizio della loro carriera, ma il risultato apparì subito incoraggiante. Ma l’occasione che rese Loren-Mastroianni un binomio di successo fu Ieri, oggi e domani di Vittorio De Sica, film premiato con l’Oscar, dove la scena dello spogliarello della Loren divenne un cult che poi il regista americano Robert Altman ripropose anni dopo nel suo film Pret-a-porter come citazione di una delle scene più famose del cinema mondiale. E poi come dimenticare Adelina, napoletana venditrice abusiva di sigarette che per non essere arrestata ricorre ad una lunga serie di maternità mettendo a dura prova il marito Carmine, o il personaggio di Filumena Martorano nella trasposizione cinematografica di Vittorio De Sica dell’opera teatrale di Eduardo De Filippo. Il trio Mastroianni-Loren-De Sica ci regalerà dei capolavori indimenticabili, tra cui – ultimo – il drammatico I girasoli, ma forse è nel film di Ettore Scola Una giornata particolare che la raggiunta maturità si unisce alla piena resa artistica consentendo alla coppia di attori un risultato di grande intensità: è una grandissima prova che segnerà la storia del cinema.

Marcello Mastroianni e Sophia Loren
Sullo schermo ai primordi Mastroianni parlava con la voce di altri, come accadeva spesso, tra cui Alberto Sordi in Domenica d’agosto e Nino Manfredi in Le ragazze di Piazza di Spagna. All’inizio recitò in commedie del cosiddetto neorealismo rosa. L’occasione per passare al dramma gliela diede Carlo Lizzani, con il suo Cronache di poveri amanti, tratto dal romanzo di Vasco Pratolini, che consentì a Mastroianni di recuperare la propria voce.
Mario Monicelli fu per Mastroianni un vero e proprio punto di svolta: dopo averlo diretto in Padri e figli, ha l’intuizione di farne uno degli sgangherati protagonisti de I soliti ignoti. Monicelli lo volle anche per bilanciare la presenza di Vittorio Gassman a cui nessun produttore dava credito come attore comico: e, invece, il film fu un vero punto di svolta per entrambi gli attori, ma anche per la storia del cinema perchè i critici lo considerano il film che ha aperto la stagione della commedia all’italiana.
Ma furono i film di Federico Fellini, La dolce vita e 8 e 1/2, che vinsero gli oscar, a proiettarlo in una dimensione di successo internazionale. Nelle mani di Fellini, Mastroianni venne plasmato come suo alter ego, come suo attore feticcio, tanto che Fellini una volta sentenziò: «Mastroianni sono io».

Marcello Mastroianni e Federico Fellini
La fama internazionale venne consolidata dalla sua interpretazione del barone Cafalù in Divorzio all’italiana di Pietro Germi, commedia nera sul delitto d’onore in un momento in cui il divorzio in Italia non era ancora ammesso, che presentato al 15º Festival di Cannes ottenne il premio per la migliore commedia, e nel 1963 il premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale.
Il trascorrere inesorabile non gli tolse nulla: rimase sempre alla fine un uomo bello e affascinante. Forse anche per questo non volle mai accogliere su di se il simbolo dell’amante latino, perchè sapeva che questo lo avrebbe mandato incontro ad un triste declino. Invece, un attore non invecchia mai se i ruoli che interpreta sono quelli della sua età reale. Questo ha fatto Marcello Mastroianni, anche mettendosi a disposizione per registi nuovi o apparendo accanto ad attori giovani e di forte presenza, che altri non avrebbero gradito, come ad esempio un quasi esordiente Giancarlo Giannini in Dramma della gelosia. Tutti i particolari in cronaca di Ettore Scola, o con l’indimenticabile Massimo Troisi in Splendor e in Che ora è, entrambi di Scola. Dimostrando la sua grande, estrema dote di affidarsi, di mettersi a disposizione dell’altro, a disposizione dell’arte.
Dedicò la sua vita alla recitazione fino alla fine. Colpito da un tumore del pancreas, realizzò, poco prima della morte durante la lavorazione del suo ultimo film Viaggio all’inizio del mondo di Manoel de Oliveir, una lunga auto-confessione dal titolo Marcello Mastroianni – Mi ricordo, sì, io mi ricordo, curata dalla sua ultima compagna Anna Maria Tatò, che è considerata il suo testamento spirituale. Morì pochi mesi dopo, nel suo appartamento di Parigi, il 19 dicembre 1996, all’età di settantadue anni, stroncato dalla malattia e assistito dalla figlia minore, Chiara. Il funerale fu celebrato a Parigi nella chiesa di Saint Sulpice. Il giorno seguente fu portato a Roma dove fu allestita una camera ardente nella sala della Protomoteca del Palazzo Senatorio e a seguire una cerimonia laica sulla piazza del Campidoglio. Le sue spoglie riposano nella tomba di famiglia nel Cimitero del Verano.
Celebrazioni del Centenario della nascita di Marcello Mastroianni
Roma è in prima fila per celebrare l’anniversario della nascita di Mastroianni. Si intitola “Viva Marcello” la grande retrospettiva organizzata dalla Casa del Cinema di Roma: attraverso circa cinquanta film, che coprono l’intera carriera del talentuoso attore dagli anni Cinquanta fino alla fine del secolo, il programma della rassegna offre al pubblico l’occasione di scoprire o rivedere molti dei capolavori assoluti del cinema italiano. All’interno della retrospettiva, sono inoltre previsti diversi momenti speciali, come la proiezione di Marcello mio, il film omaggio a Mastroianni interpretato dalla figlia Chiara, che avrà occasione di presentarlo al pubblico proprio il 26 settembre.

Casa del Cinema a Roma in Largo Marcello Mastroianni
Proprio a Marcello Mastroianni è dedicata la diciannovesima edizione della Festa del Cinema di Roma, di cui è anche protagonista dell’immagine ufficiale, in programma dal 16 al 27 ottobre 2024 all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Nell’ambito del festival è prevista una lunga serie di iniziative ed eventi: un’ampia retrospettiva di film, alcuni in versione restaurata, che l’hanno visto collaborare con registi come Federico Fellini, Vittorio De Sica, Ettore Scola, Pietro Germi; documentari sulla vita e le opere del grande interprete; mostre ed esposizioni che saranno allestite fra l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone e la Casa del Cinema; e un incontro con l’attrice Chiara Mastroianni – figlia dell’attore e di Catherine Deneuve – a cui la Festa dedicherà uno speciale omaggio.

Festival del Cinema di Roma 2024 dedicato a Marcello Mastroianni
Anche la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha omaggiato quest’anno Matroianni, con una mostra dal titolo “Marcello, come here…Cent’anni e oltre cento volte Mastroianni”, un omaggio della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia presieduta da Sergio Castellitto, a cura di Laura Delli Colli. Oltre cento le immagini dell’Archivio fotografico della Cineteca Nazionale, tutte in grande formato, alle quali si aggiungono testimonianze, alcuni preziosi inediti e molti estratti da una lunga masterclass tenuta proprio davanti alla platea degli studenti del CSC ma anche da filmati -anche questi d’archivio- in cui Mastroianni parla di sé e del suo rapporto con i registi- primo tra tutti Federico Fellini- le compagne e i compagni di lavoro sul set ma anche delle sue passioni e del suo modo di vivere il cinema. Marcello, come here… è ospitata sull’Isola di San Servolo, dov’è in allestimento la nuova, suggestiva sede del CSC – Immersive & Performing Arts, il primo polo dedicato alle arti immersive e performative in Italia, e sarà visitabile gratuitamente dal 30 agosto 2024 al 9 gennaio 2025.
Non poteva mancare Torino, altra capitale del cinema italiano, ad omaggiare il grande attore sulla cancellata storica della Mole Antonelliana, dal 20 settembre al 28 ottobre 2024. La mostra Omaggio a Marcello Mastroianni, organizzata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e Distretto Cinema, consiste in 12 pannelli di grande formato che riproducono 17 ritratti, intensi e scanzonati al tempo stesso, capaci di rivelare le tante anime dell’istrionico attore italiano. Le fotografie provengono dall’archivio fotografico di Angelo Frontoni, di proprietà del Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e del Museo Nazionale del Cinema. L’omaggio a Marcello Mastroianni è accompagnato da una serie di eventi collaterali, primo tra tutti la breve retrospettiva Il gioco del cinema, organizzata dal Museo Nazionale del Cinema e da Distretto Cinema al Cinema Massimo, dal 23 al 25 settembre 2024.
Il centenario della nascita di Marcello Mastroianni è celebrato anche dalla città di Rimini, in qualità di alter ego, attore feticcio a cui Fellini ha assegnato i personaggi più autobiografici: Marcello della Dolce vita, Guido di 8½, Snaporaz della Città delle donne, Pippo di Ginger e Fred. A lui, al suo talento e alla sua straordinaria carriera cinematografica, di cui solo una parte è sotto il segno del riminese, il Fellini Museum dedicherà una mostra fotografica e a partire da lui un convegno autunnale si interrogherà sul rapporto tra alcuni registi e i loro doppi, i loro avatar: Martin Scorsese / Robert De Niro, Paolo Sorrentino / Toni Servillo, François Truffaut/ Jean-Pierre Léaud, John Ford / John Wayne, Tim Burton / Johnny Depp, per citare solo alcuni tra i sodalizi più famosi della storia del cinema.
Un po’ di contenuti per approfondire la figura e la cinematografia di Marcello Mastroianni
Omaggio a Marcello Mastroianni di Rai Cultura
Marcello Mastroianni – L’italiano ideale, docu-film di Emmanuelle Nobécourt, 2021
Ritratti – Giancarlo Governi racconta Marcello Mastroianni
Filmografia di Marcello Mastroianni
Marionette, regia di Carmine Gallone (1939)
La corona di ferro, regia di Alessandro Blasetti (1941)
Una storia d’amore, regia di Mario Camerini (1942)
I bambini ci guardano, regia di Vittorio De Sica (1943)
I miserabili, regia di Riccardo Freda (1948)
Vertigine d’amore, regia di Luigi Capuano (1949)
Vent’anni, regia di Giorgio Bianchi (1949)
Contro la legge, regia di Flavio Calzavara (1950)
Domenica d’agosto, regia di Luciano Emmer (1950)
Cuori sul mare, regia di Giorgio Bianchi (1950)
Vita da cani, regia di Steno e Monicelli (1950)
Atto di accusa, regia di Giacomo Gentilomo (1950)
Parigi è sempre Parigi, regia di Luciano Emmer (1951)
Passaporto per l’oriente, regia di Romolo Marcellini, episodio Rome (1951)
Le ragazze di piazza di Spagna, regia di Luciano Emmer (1952)
Sensualità, regia di Clemente Fracassi (1952)
L’eterna catena, regia di Anton Giulio Majano (1952)
Tragico ritorno, regia di Pier Luigi Faraldo (1952)
La muta di Portici, regia di Giorgio Ansoldi (1952)
Penne nere, regia di Oreste Biancoli (1952)
Gli eroi della domenica, regia di Mario Camerini (1952)
Il viale della speranza, regia di Dino Risi (1953)
Lulù, regia di Fernando Cerchio (1953)
Febbre di vivere, regia di Claudio Gora (1953)
Non è mai troppo tardi, regia di Filippo Walter Ratti (1953)
La valigia dei sogni, regia di Luigi Comencini (1953)
Cronache di poveri amanti, regia di Carlo Lizzani (1954)
Tempi nostri – Zibaldone n. 2, regia di Alessandro Blasetti (1954)
La schiava del peccato, regia di Raffaello Matarazzo (1954)
Giorni d’amore, regia di Giuseppe De Santis (1954)
Casa Ricordi, regia di Carmine Gallone (1954)
Peccato che sia una canaglia, regia di Alessandro Blasetti (1954)
La principessa delle Canarie, regia di Paolo Moffa (1954)
Tam tam Mayumbe, regia di Gian Gaspare Napolitano (1955)
La bella mugnaia, regia di Mario Camerini (1955)
Il fiume dei faraoni, regia di Ubaldo Ragona (1955)
Il bigamo, regia di Luciano Emmer (1955)
La fortuna di essere donna, regia di Alessandro Blasetti (1956)
Padri e figli, regia di Mario Monicelli (1957)
Il momento più bello, regia di Luciano Emmer (1957)
Le notti bianche, regia di Luchino Visconti (1957)
Il medico e lo stregone, regia di Mario Monicelli (1957)
Un ettaro di cielo, regia di Aglauco Casadio (1958)
La ragazza della salina, regia di František Čáp (1958)
I soliti ignoti, regia di Mario Monicelli (1958)
Amore e guai…, regia di Angelo Dorigo (1958)
Racconti d’estate, regia di Gianni Franciolini (1958)
La legge, regia di Jules Dassin (1958)
Il nemico di mia moglie, regia di Gianni Puccini (1959)
Tutti innamorati, regia di Giuseppe Orlandini (1959)
Ferdinando I° re di Napoli, regia di Gianni Franciolini (1959)
La dolce vita, regia di Federico Fellini (1960)
Il bell’Antonio, regia di Mauro Bolognini (1960)
Adua e le compagne, regia di Antonio Pietrangeli (1960)
La notte, regia di Michelangelo Antonioni (1961)
L’assassino, regia di Elio Petri (1961)
Fantasmi a Roma, regia di Antonio Pietrangeli (1961)
Divorzio all’italiana, regia di Pietro Germi (1961)
Vita privata, regia di Louis Malle (1962)
Cronaca familiare, regia di Valerio Zurlini (1962)
8½, regia di Federico Fellini (1963)
I compagni, regia di Mario Monicelli (1963)
Ieri, oggi, domani, regia di Vittorio De Sica (1963)
Matrimonio all’italiana, regia di Vittorio De Sica (1964)
L’uomo dei cinque palloni, regia di Marco Ferreri (1965)
Casanova ’70, regia di Mario Monicelli (1965)
La decima vittima, regia di Elio Petri (1965)
Oggi, domani, dopodomani, regia di Eduardo De Filippo, Marco Ferreri e Luciano Salce (1965)
Io, io, io… e gli altri, regia di Alessandro Blasetti (1966)
Spara forte, più forte… non capisco!, regia di Eduardo De Filippo (1966)
Lo straniero, regia di Luchino Visconti (1967)
Questi fantasmi, regia di Renato Castellani (1967)
Amanti, regia di Vittorio De Sica (1968)
Diamanti a colazione, regia di Christopher Morahan (1968)
I girasoli, regia di Vittorio De Sica (1970)
Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca), regia di Ettore Scola (1970)
Giuochi particolari, regia di Franco Indovina (1970)
Leone l’ultimo (Leo the last), regia di John Boorman (1970)
La moglie del prete, regia di Dino Risi (1970)
Scipione detto anche l’Africano, regia di Luigi Magni (1971)
Permette? Rocco Papaleo, regia di Ettore Scola (1971)
Tempo d’amore, regia di Nadine Trintignant (1971)
Roma, regia di Federico Fellini (1972) – cameo, scena tagliata
La cagna, regia di Marco Ferreri (1972)
Che?, regia di Roman Polański (1972)
Mordi e fuggi, regia di Dino Risi (1973)
Rappresaglia, regia di George Pan Cosmatos (1973)
La grande abbuffata, regia di Marco Ferreri (1973)
Niente di grave, suo marito è incinto, regia di Jacques Demy (1973)
L’idolo della città (Salut l’artiste), regia di Yves Robert (1973)
Allonsanfàn, regia di Paolo e Vittorio Taviani (1974)
Non toccare la donna bianca, regia di Marco Ferreri (1974)
C’eravamo tanto amati, regia di Ettore Scola (1974) (cameo)
La pupa del gangster, regia di Giorgio Capitani (1975)
Per le antiche scale, regia di Mauro Bolognini (1975)
Divina creatura, regia di Giuseppe Patroni Griffi (1975)
La donna della domenica, regia di Luigi Comencini (1975)
Culastrisce nobile veneziano, regia di Flavio Mogherini (1976)
Todo modo, regia di Elio Petri (1976)
Signore e signori, buonanotte, regia di Luigi Comencini, Mario Monicelli, Nanni Loy, Ettore Scola, Luigi Magni (1976)
Una giornata particolare, regia di Ettore Scola (1977)
Mogliamante, regia di Marco Vicario (1977)
Doppio delitto, regia di Steno (1977)
Ciao maschio, regia di Marco Ferreri (1978)
Così come sei, regia di Alberto Lattuada (1978)
Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici, regia di Lina Wertmüller (1978)
L’ingorgo, regia di Luigi Comencini (1978)
Giallo napoletano, regia di Sergio Corbucci (1979)
La terrazza, regia di Ettore Scola (1980)
La città delle donne, regia di Federico Fellini (1980)
Fantasma d’amore, regia di Dino Risi (1981)
La pelle, regia di Liliana Cavani (1981)
Il mondo nuovo, regia di Ettore Scola (1982)
Oltre la porta, regia di Liliana Cavani (1982)
The Last Horror Film, regia di David Winters (1982)
Storia di Piera, regia di Marco Ferreri (1983)
Gabriela, regia di Bruno Barreto (1983)
Il generale dell’armata morta, regia di Luciano Tovoli (1983)
Enrico IV, regia di Marco Bellocchio (1984)
Le due vite di Mattia Pascal, regia di Mario Monicelli (1985)
Maccheroni, regia di Ettore Scola (1985)
I soliti ignoti vent’anni dopo, regia di Amanzio Todini (1985)
Attraverso la luce, episodio di Juke box, regia di Carlo Carlei (1985)
Ginger e Fred, regia di Federico Fellini (1985)
Il volo, regia di Theo Angelopoulos (1986)
Oci ciornie, regia di Nikita Sergeevič Michalkov (1987)
Intervista, regia di Federico Fellini (1987)
Miss Arizona, regia di Pal Sandor (1988)
Splendor, regia di Ettore Scola (1989)
Che ora è, regia di Ettore Scola (1989)
Stanno tutti bene, regia di Giuseppe Tornatore (1990)
Verso sera, regia di Francesca Archibugi (1990)
Cin cin, regia di Gene Saks (1991)
Il ladro di ragazzi, regia di Christian De Chalonge (1991)
Il passo sospeso della cicogna, regia di Theo Angelopoulos (1991)
La vedova americana (Used People), regia di Beeban Kidron (1992)
Uno, due, tre, stella!, regia di Bertrand Blier (1993)
Di questo non si parla, regia di María Luisa Bemberg (1993)
Prêt-à-Porter, regia di Robert Altman (1994)
La vera vita di Antonio H., regia di Enzo Monteleone (1994)
Cento e una notte, regia di Agnès Varda (1995)
Sostiene Pereira, regia di Roberto Faenza (1995)
Al di là delle nuvole, regia di Michelangelo Antonioni e Wim Wenders (1995)
Tre vite e una sola morte, regia di Raúl Ruiz (1996)
Marcello Mastroianni – Mi ricordo, sì, io mi ricordo, regia di Anna Maria Tatò (1997) – postumo
Viaggio all’inizio del mondo, regia di Manoel de Oliveira (1997) – postumo








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