
La Legge 167 del 18 aprile 1962 ha rappresentato una delle tappe più importanti nella storia dell’edilizia pubblica in Italia e ha avuto un impatto profondo sullo sviluppo urbanistico di Roma. Promossa per affrontare l’emergenza abitativa del secondo dopoguerra e facilitare l’espansione ordinata delle città italiane, la legge mirava a promuovere la realizzazione di alloggi economici e popolari attraverso la predisposizione di appositi Piani di Edilizia Economica e Popolare (PEEP). A Roma, i PEEP hanno contribuito significativamente alla trasformazione del tessuto urbano, determinando la nascita di nuovi quartieri periferici che ancora oggi caratterizzano la struttura della città.
In questo articolo vado a delineare l’applicazione della Legge 167 nella Capitale, focalizzandomi su alcuni dei principali PEEP realizzati a Roma, come quelli di Laurentino 38, Tor Bella Monaca e Vigne Nuove, per comprendere il loro impatto sociale e urbanistico, oltre alle criticità che questi interventi hanno sollevato.
La Legge 167 del 1962: obiettivi e principi
La Legge 167 del 1962 venne introdotta per rispondere a una serie di problemi legati alla rapida urbanizzazione e alla crisi abitativa che aveva colpito molte città italiane, inclusa Roma, nel secondo dopoguerra. Il boom economico degli anni ’50 e ’60 aveva portato a un aumento esponenziale della popolazione urbana, spesso causato dalle migrazioni interne dalle campagne verso le città industrializzate. La forte domanda abitativa che ne derivava si scontrava con la scarsità di abitazioni e con la speculazione edilizia, che rendeva difficile l’accesso alla casa per le classi lavoratrici e i ceti meno abbienti.
Il principale obiettivo della Legge 167 era quello di facilitare la realizzazione di alloggi a prezzi accessibili, promuovendo l’intervento pubblico nella pianificazione e gestione del territorio. La legge prevedeva l’esproprio di terreni da parte dei comuni, destinati alla costruzione di case popolari o economiche, attraverso i cosiddetti Piani di Edilizia Economica e Popolare (PEEP). In questo modo, i comuni potevano pianificare lo sviluppo urbano delle aree periferiche, evitando una crescita disordinata e, allo stesso tempo, rispondendo alle esigenze abitative delle fasce sociali più deboli.
A Roma, questa legge rappresentò una svolta decisiva per la gestione della crescita urbana, segnando il passaggio da una pianificazione prevalentemente speculativa a un intervento pubblico più strutturato, volto a garantire un’offerta abitativa accessibile e a promuovere la coesione sociale nelle aree periferiche.
I principali PEEP realizzati a Roma
Con l’approvazione della Legge 167, in questo modo, a Roma si avviò la realizzazione di nuovi quartieri destinati alle classi popolari. Tra i più importanti si possono citare i PEEP di Laurentino 38, Tor Bella Monaca, Vigne Nuove e Corviale, che, sebbene diversi per concezione urbanistica e architettonica, condivisero l’obiettivo di rispondere alla crescente domanda di alloggi popolari.
Laurentino 38
Uno dei progetti più emblematici legati alla Legge 167 è il PEEP di Laurentino 38, realizzato negli anni ‘70 nella zona sud della città. Questo piano, progettato dall’architetto Piero Barucci, si inseriva nel quadro delle politiche abitative che miravano a decongestionare il centro urbano e a sviluppare nuove periferie autosufficienti, dotate di infrastrutture e servizi.
Il progetto di Laurentino 38 si caratterizzava per la costruzione di “ponti residenziali”, grandi edifici lineari che dovevano fungere da collegamento tra le diverse parti del quartiere e ospitare abitazioni, negozi e spazi comuni. Tuttavia, nonostante l’ambiziosa visione originaria, il quartiere si trasformò presto in un simbolo del fallimento delle politiche abitative del periodo. Le difficoltà nella gestione degli spazi comuni, la mancanza di servizi e la percezione di isolamento contribuirono a creare un forte degrado sociale e urbanistico.


Tor Bella Monaca
Un altro esempio di PEEP realizzato con la Legge 167 è Tor Bella Monaca, situato nella periferia est di Roma e progettato negli anni ‘80. Come Laurentino 38, anche questo quartiere nacque con l’obiettivo di fornire una risposta all’emergenza abitativa e di creare un’area residenziale moderna e funzionale, con un’attenzione particolare alla qualità degli spazi pubblici e alla dotazione di infrastrutture.
Il progetto di Tor Bella Monaca prevedeva la costruzione di edifici a torre e di ampie aree verdi, che avrebbero dovuto garantire una qualità della vita adeguata agli abitanti. Tuttavia, come nel caso di Laurentino 38, il quartiere è diventato ben presto un simbolo delle problematiche delle periferie romane: isolamento, mancanza di servizi adeguati e un alto tasso di criminalità.
Vigne Nuove
Il quartiere di Vigne Nuove, realizzato negli anni ’70 nella zona nord della città, rappresenta un altro importante esempio di applicazione della Legge 167. Progettato dallo Studio Passarelli, il quartiere venne concepito come una sorta di “città nella città”, con una pianificazione che prevedeva non solo la costruzione di alloggi popolari, ma anche la creazione di servizi, infrastrutture e spazi pubblici.
Il progetto si distingueva per la sua struttura architettonica, con edifici massicci e lineari, che richiamavano in parte le teorie delle unità abitative sviluppate da Le Corbusier. Tuttavia, anche Vigne Nuove, come molti altri quartieri PEEP di Roma, ha subito nel corso del tempo un progressivo degrado, dovuto alla scarsa manutenzione, all’isolamento e alla mancanza di servizi adeguati.

Corviale
Uno degli interventi più controversi legati alla Legge 167 è sicuramente quello di Corviale, comunemente noto come “il Serpentone”. Costruito negli anni ’70 su progetto dell’architetto Mario Fiorentino, il Corviale rappresentava un tentativo radicale di ripensare l’edilizia residenziale pubblica attraverso la costruzione di un edificio lungo un chilometro, che doveva ospitare circa 6.000 persone.
L’edificio, concepito come una città verticale, prevedeva la presenza di spazi per negozi, servizi e aree comuni, al fine di creare una comunità autosufficiente. Tuttavia, fin dall’inizio, il progetto si scontrò con numerose difficoltà, sia in termini di gestione degli spazi, sia per l’assenza di servizi e infrastrutture adeguate. Corviale divenne presto sinonimo di degrado e marginalità.

Criticità e risultati dei PEEP a Roma
L’attuazione della Legge 167 e la realizzazione dei PEEP a Roma hanno avuto un impatto significativo sulla morfologia della città, contribuendo all’espansione delle sue periferie. Tuttavia, questi interventi hanno sollevato diverse criticità, che ancora oggi influenzano la vita di chi risiede in questi quartieri.
Uno dei principali problemi emersi con i PEEP è stato quello della mancanza di servizi e infrastrutture adeguate. Molti dei quartieri realizzati con la Legge 167, nonostante fossero stati progettati per essere autosufficienti, sono stati costruiti in modo incompleto, senza un’adeguata rete di trasporti, scuole, spazi verdi e centri commerciali. Questo ha generato una forte percezione di isolamento sociale e un progressivo degrado delle aree periferiche.
Inoltre, la qualità delle costruzioni si è spesso rivelata insufficiente, con edifici che già pochi anni dopo la loro realizzazione presentavano problemi strutturali e necessitavano di costosi interventi di manutenzione. La carenza di fondi pubblici per la manutenzione ha aggravato la situazione, contribuendo alla formazione di sacche di degrado urbano.
Oggi, la sfida principale riguarda la riqualificazione di questi quartieri e la capacità di renderli vivibili e integrati nel contesto urbano. La rigenerazione delle periferie, unita a un nuovo approccio nella pianificazione dell’edilizia pubblica, rappresenta una delle principali priorità per garantire uno sviluppo sostenibile e inclusivo della Capitale.

Bibliografia
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