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LUOGHI E EVENTISTORIASTORIA DI ROMA

Museo Vite di IMI – Internati Militari Italiani

By 23/04/2024Agosto 20th, 2024No Comments

Il Museo Vite di IMI dal 2018 custodisce la memoria dei 650.000 uomini delle forze armate italiane che, catturati dalle truppe tedesche dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, furono deportati e internati nei lager del Terzo Reich per venti mesi, subendo umiliazioni, fame, lavoro coatto e vessazioni: circa quarantamila di loro non fecero più ritorno.

Il percorso multimediale del Museo “Vite di IMI. Percorsi dal fronte di guerra ai lager tedeschi 1943-1945” è stato ideato e realizzato dall’ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari) in alcuni spazi, destinati nel 2015 da parte del Ministero della Difesa, di un’area nel comprensorio di via Labicana. Il progetto è stato concepito con la collaborazione della Sapienza Università di Roma e del Consiglio Nazionale delle Ricerche e con il coinvolgimento di istituzioni e soggetti pubblici e privati italiani e tedeschi, e si declina nel duplice obiettivo di realizzazione di un museo storico sulla vicenda degli Imi e di redazione di un lessico biografico, una banca dati con accesso on-line su tutti i militari internati.


Chi sono gli IMI

Gli Internati Militari Italiani (IMI) sono i militari, ufficiali, sottufficiali e soldati, che furono catturati dopo l’8 settembre 1943 in Italia e su tutti i fronti di guerra, dove fino a quel momento avevano combattuto a fianco dei tedeschi come alleati. Posti davanti alla scelta di passare dalla parte tedesca e combattere nella Wehrmacht o con le SS, rifiutarono in massa e, dopo la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, si rifiutarono anche di aderire a quest’ultima, mantenendo fede al giuramento prestato al Re, che rappresentava lo Stato italiano legittimo. Per questo motivo, furono deportati in Germania e, siccome erano considerati traditori “badogliani”, fu loro tolto lo status di prigionieri di guerra, e attribuito quello di “internati”. Come tali non godevano della protezione degli accordi internazionali, primo tra tutti la Convenzione di Ginevra, e neppure della tutela della Croce Rossa Internazionale e delle altre organizzazioni umanitarie. Nei campi di concentramento furono sottoposti a lavoro coatto, ma a fronte di fame, sevizie, e umiliazioni di ogni tipo, continuarono ad opporsi ad ogni forma di collaborazione con i nazifascisti. In circa quarantamila morirono nei campi, altrettanti al ritorno in patria per malattie contratte in prigionia.

Tra gli Internati ci sono anche i Carabinieri di Roma, che in un numero che oscilla tra i duemila e i duemilacinquecento a seconda delle fonti, il 7 ottobre 1943 subirono la deportazione. Dopo l’8 settembre, per convenzioni internazionali, in quanto forza di polizia, erano rimasti al loro posto e avevano dovuto passare agli ordini delle autorità tedesche. Per il loro operato in difesa della popolazione, Kappler li aveva definiti inaffidabili, inoltre essi la sera stessa dell’8 settembre avevano combattuto contro i tedeschi. Per questi motivi essi dovevano essere neutralizzati: il 6 ottobre il generale Casimiro Delfini, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Reali, in applicazione di un ordine ricevuto dal Maresciallo Rodolfo Graziani ministro della Difesa Nazionale della Repubblica Sociale Italiana, diede disposizioni perché i carabinieri si presentassero nelle caserme di competenza e contestualmente consegnassero le armi in attesa di nuovi ordini. In caso di disobbedienza sarebbero state arrestate le rispettive famiglie. Dei circa seimila carabinieri presenti a Roma, circa duemila si presentarono e il giorno successivo furono deportati in Germania e rimasero nei campi di prigionia fino alla fine della guerra, rifiutando di passare dalla parte dei tedeschi e di aderire alla Repubblica Sociale Italian, nonostante avessero la garanzia di riunirsi alle proprie famiglie. Coloro che non si presentarono in gran numero aderirono alla Resistenza e formarono il Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri (FCRC).


Percorso museale “Vite di IMI”

Il percorso del Museo “Vite di IMI. Percorsi dal fronte di guerra ai lager tedeschi 1943-1945” provvisto di supporti multimediali ha lo scopo principale di coinvolgere i visitatori sulla drammatica vicenda dei 650mila Internati Militari Italiani nei lager nazisti.

Il percorso storico didattico è composto dalla riproduzione di un portellone di un treno, simbolico inizio del percorso degli IMI verso i campi; di una mappa dei fronti di cattura con cornici digitali che mostrano i vari fronti tramite foto dell’epoca; di una mappa interattiva che consente la ricerca per nominativo dei campi di internamento nazisti con relative fotografie; di totem di approfondimento touch-screen e numerosi video emozionali, proiettati nella varie sale.

Il percorso termina nel Cortile della Memoria in cui le opere d’arte accompagnano il visitatore in tappe che in un certo modo rappresentano un percorso di riflessione ancorata a specifiche storie personali dei singoli artisti.

Il Museo Vite di IMI si trova in Via Labicana, 15/A ed è visitabile, preferibilmente su prenotazione, dal lunedì al venerdì mattina ore 9.30-13.00 (ultimo ingresso ore 12.30) e in occasioni di aperture straordinarie (per gli eventi consultare il sito www.anrp.it).

Questo è il sito web ufficiale: https://www.museovitediimi.it/

Gabriella Massa

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